L’ordine mondiale sta crollando? Intanto, le banche centrali comprano oro

In questo periodo di ristrutturazione del sistema finanziario globale, molte banche centrali dei paesi in via di sviluppo stanno aumentando le proprie riserve auree.

L'ordine mondiale sta crollando? Intanto, le banche centrali comprano oro

La consapevolezza che gli eventi politici ed economici a cui stiamo assistendo siano di portata storica si sta diffondendo anche tra le persone meno informate.

Di corsa a ricostituire le riserve d’oro

In questo contesto straordinario, sempre più paesi in via di sviluppo stanno correndo per ricostituire le proprie riserve in oro. L’obbiettivo è quello di avere una più solida ancora di salvezza se dovesse diffondersi la sfiducia delle principali valute mondiali (dollaro ed euro).

Secondo il World Gold Council (WGC), nei primi quattro mesi di quest’anno, 4 paesi hanno premuto il piede sull’acceleratore degli acquisti di oro. L’Egitto ne ha comprate 44 tonnellate, la Turchia 42,5 tonnellate, l’India 7,2 tonnellate e l’Argentina 7 tonnellate.

A livello globale, sono gli Stati Uniti a detenere la maggior quantità di oro tra le proprie riserve, con 8.134 tonnellate, equivalenti al 69% delle riserve mondiali. A seguire ci sono la Germania (3.358 tonnellate), l’Italia (2.452 tonnellate), la Francia (2.437 tonnellate) e la Russia (2.299 tonnellate).

Meglio non tenere tutte le uova nello stesso paniere

Va considerato che fino al 2008, l’anno della crisi finanziaria, la maggior parte dei paesi puntava soprattutto sul dollaro per le proprie riserve monetarie. Solo in quell’anno molti paesi hanno capito che le riserve auree erano l’unico strumento per non trovarsi con tutte le uova nello stesso paniere. Le banche centrali dei paesi sviluppati hanno smesso di vendere oro (ad eccezione della Germania), mentre quelle dei paesi in via di sviluppo hanno cominciato ad aumentare l’oro delle proprie riserve.

Per le banche centrali acquistare oro non è solo una diversificazione delle riserve, ma anche una protezione contro l’inflazione e una riduzione dei rischi di volatilità, visto che il metallo giallo non è una valuta e il suo valore non è soggetto a fluttuazioni così forti come quelle valutarie.

Ai nostri giorni questa tendenza ha preso slancio, probabilmente anche a seguito del congelamento delle riserve valutarie russe da parte dei paesi occidentali. Inoltre, le aspettative di una recessione globale e di un’inflazione record, oltre a tensioni geopolitiche a livelli molto alti (guerra in Ucraina e la disputa tra Stati Uniti e Cina per Taiwan), supportano la scelta di comprare oro.

Meglio l’oro che il dollaro

A tutto questo si aggiunge una sempre più probabile ristrutturazione del sistema finanziario globale. Ciò potrebbe portare ad una diminuzione dell’influenza del dollaro americano e ad un aumento dell’influenza di alcune valute regionali come lo yuan cinese, il rublo russo, e la rupia indiana.

Sempre più banche centrali, soprattutto quelle di paesi che non fanno parte dell’area di influenza dell’Occidente, cominciano a fidarsi più dell’oro che del dollaro. Per ogni evenienza, si stanno preparando per una situazione di crisi, quando l’oro potrebbe rivelarsi la moneta mondiale più affidabile per acquistare grano, petrolio o armi.

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