Nessun divieto assoluto per le esportazioni di rottami metallici della UE

I commercianti europei di rottame tirano un sospiro di sollievo: non ci saranno divieti drastici alle esportazioni di rottami dall’Europa.

Nessun divieto assoluto per le esportazioni di rottami metallici della UE

C’erano molti timori tra gli operatori di mercato che venisse introdotto dall’Unione Europea (UE) il divieto alle esportazioni di rottami. Ma la Commissione europea, ieri, ha pubblicato la sua proposta sulle spedizioni di rifiuti, nella quale si evita di suggerire un drastico e indiscriminato divieto delle esportazioni di rottami.

Sarà vietata l’esportazione di rifiuti soltanto verso alcuni paesi non OCSE

La Commissione raccomanda al Parlamento Europeo qualcosa di più blando. Propone cioè di prendere in considerazione la possibilità di vietare le esportazioni di rottami metallici verso i paesi non OCSE che non notificano alla UE la loro disponibilità a ricevere e che non dimostrano la loro capacità di trattare questi rifiuti in modo sostenibile dal punto di vista ambientale.

In pratica, viene proposto di disciplinare le esportazione di rifiuti al di fuori della UE, limitando quelle verso i paesi non OCSE che non rispettano gli standard ambientali della UE. La Commissione redigerà un elenco di paesi non OCSE autorizzati e non saranno consentite esportazioni di rifiuti verso paesi non inclusi nell’elenco.

I tempi per l’entrata in vigore del divieto sono stimati tra i 3 e i 4 anni

I numeri relativi alle esportazioni UE di rottami verso paesi non OCSE (2019) sono decisamente importanti. Si tratta di 3,6 milioni di tonnellate di rottame ferroso, 532.000 tonnellate di rottame di acciaio inox, 535.000 tonnellate di alluminio e 602.000 tonnellate di rame. I maggiori acquirenti non OCSE di rottame ferroso europeo sono stati l’Egitto, l’India e il Pakistan che, messi tutti insieme, hanno acquistato più di 2,3 milioni di tonnellate.

La proposta della Commissione sarà ora esaminata dal Parlamento e dal Consiglio europeo. Questo processo richiede in genere almeno un anno, anche se potrebbe esserci un’accellerazione visto che la questione è considerata prioritaria. Una volta adottata la proposta, le disposizioni sulle esportazioni verso i paesi non OCSE si applicheranno dopo tre anni.

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