Moody’s: crollo della crescita globale e prezzi dei metalli più deboli

Una delle più importanti agenzie di credit rating del mondo è molto pessimista sulla crescita globale. Ma i prezzi dei metalli industriali non crolleranno.

Moody's: crollo della crescita globale e prezzi dei metalli più deboli

Nei prossimi 12 mesi il rallentamento economico globale e l’indebolimento della domanda penalizzeranno acciaio, alluminio, rame, oro e argento. La società di rating Moody’s Investors Service, ha appena reso pubbliche le conclusioni delle sue analisi circa le prospettive di prezzo per un paniere di metalli e materie prime minerarie.

Moody’s concentra l’attenzione sulla Cina, uno dei principali consumatori di metalli di base, carbone e minerale di ferro, nonché il più grande produttore di acciaio a livello globale. I problemi partono proprio dal gigante asiatico dove un rallentamento della crescita economica ridurrebbe la domanda nel settore dei metalli e nel settore minerario.

Acciaio, alluminio e rame ribasseranno ma non crolleranno

Per Moody’s i prezzi di acciaio, alluminio, rame ribasseranno su un orizzonte temporale di 12 mesi, anche se rimarranno su livelli storicamente elevati a causa di un’offerta che non è stata al passo con la domanda negli ultimi due anni (cosa che riguarda anche nichel e zinco) e per i tanti problemi delle catene di approvvigionamento.

Nel caso del ferro, Moody’s prevede prezzi che scenderanno fino a toccare il costo di produzione dei produttori meno efficienti, provocando tagli dell’offerta che potrebbero aiutare a riequilibrare il mercato.

Non è conveniente detenere oro e argento

Per quanto riguarda i metalli preziosi, l’oro in particolare, l’aumento dei tassi di interesse e dei rendimenti obbligazionari rende sempre meno conveniente detenere oro (che non produce interessi) e, di conseguenza, il suo valore sui mercati si ridurrà. Lo stesso discorso vale per l’argento, che dovrà affrontare nei prossimi mesi una pressione verso il basso come l’oro.

A completamento del quadro, Moody’s è pessimista circa l’economia globale. Nel 2002 la crescita economica dei G20 (i cosiddetti paesi industrializzati) sarà del 2,5% e del 2,1% nel 2023. Un vero e proprio crollo rispetto alla crescita del 5,9% nel 2021.

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