Le proteste dei minatori d’oro porteranno le miniere del Sudafrica alla chiusura

Le rivendicazioni salariali dei lavoratori sudafricani sono l’effetto di gravi problemi che affliggono il Sudafrica da molti anni.

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In Sudafrica, uno dei settori economici più importanti come quello delle miniere d’oro, sta attraversando un momento di grandi difficoltà.  Nei prossimi mesi sono attese preteste e disordini da parte dei lavoratori e dei sindacati del settore.

La National Union of Mineworkers (NUM), l’organizzazione sindacale che rappresenta circa i due terzi dei lavoratori delle miniere d’oro, ha rifiutato l’offerta di aumenti salariali del 5% e ha in programma tutta una serie di proteste e di agitazioni per ottenere aumenti salariali molto più alti. Uno degli obbiettivi sindacali è di ottenere un aumento del 60% per i salari dei lavoratori neo-assunti.

Le azioni di protesta e scioperi colpiranno probabilmente quasi tutte le miniere, anche se le parti in causa stanno cercando di evitare il ripetersi dei disordini che si verificarono la scorsa estate, quando gli scontri violenti tra manifestanti e polizia causarono la morte di nove persone e portarono alla sospensione totale della produzione in molte miniere. Le condizioni di lavoro nelle miniere sudafricane sono notoriamente pessime, ma i produttori non sono in grado di migliorarle poiché i bassi margini di profitto non lo consentono.

Il Sudafrica, fino a pochi anni fa, estraeva un terzo dei lingotti d’oro di tutto il mondo e rappresentava circa l’80% della produzione globale. Oggi la supremazia è saldamente nelle mani della Cina e il Sudafrica è soltanto in quinta posizione tra i produttori di oro mondiale. Durante l’anno scorso, la lunga serie di scioperi ha portato la produzione di oro sudafricana a 170 tonnellate, il livello più basso dal 1905.

I problemi che affliggono il settore minerario del Sudafrica sono vari e complessi e affondano le loro radici in questioni tecniche, energetiche, economiche, sociali e politiche. Per esempio, le miniere sudafricane sono tra le più profonde del mondo con gallerie che arrivano anche a 4 chilometri nel cuore della terra. Ciò comporta costi molto alti e crescenti, poiché per l’impoverimento progressivo delle miniere, si è costretti a scavare sempre più in profondità.

Paradossalmente, le miniere sono state redditizie nel 2008 e nel 2009, quando le quotazioni dell’oro erano più basse, ma con l’avanzare degli anni il costo del lavoro è aumentato molto più rapidamente delle quotazioni del metallo giallo, rendendo le miniere sudafricane le meno redditizie del mondo.

Anche la politica sta facendo la sua parte per deprimere un settore vitale per l’economia del paese. Per raffreddare le spinte dei partiti di sinistra che vorrebbero nazionalizzare le miniere, l’African National Congress, che ha governato il Sudafrica dopo la fine dell’apartheid, ha annunciando lo scorso dicembre che le società minerarie pagheranno più tasse per rimanere private.

La soluzione al problema dei costi del lavoro troppo alti per le miniere sudafricane, non sembra per nulla di facile soluzione, ma sia il governo che le imprese minerarie avrebbero tutto l’interesse ad accontentare, in parte, le rivendicazioni salariali dei lavoratori ma a anche diminuire i costi del lavoro, anche se i due obbiettivi sembrano totalmente inconciliabili tra loro.

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