Cosa dicono i principali indicatori economici sul futuro dell’oro?

Una panoramica di tutti gli indicatori economici da tenere sempre sotto controllo per prevedere l’andamento del metallo giallo.

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Le quotazioni dell’oro saliranno o sono sull’orlo di un baratro? Quali indicatori daranno per primi i segnali di quale direzione prenderanno i prezzi dell’oro? Influiranno di più le politiche monetarie della Federal Reserve (FED) americana o l’andamento dell’economia cinese?

Per dare una risposta a domande del genere gli indicatori economici da tenere sotto controllo non sono molti, anche se la loro interpretazione non è sempre chiara e univoca.

C’è stato un tentativo di scoraggiare le persone dal possedere oro, in considerazione del fatto che la crescita dei prezzi del metallo giallo è generalmente considerata come un’indicazione di una prestazione insufficiente da parte delle banche centrali. Ma interpretare il comportamento delle banche centrali sul mercato dell’oro è difficile poichè quando acquistano o vendono lo fanno di solito di nascosto o tramite intermediari.

Certamente, il modo migliore per predire il futuro dell’oro è quello di seguire il suo indicatore inverso, il dollaro americano. Il  quantitative easing (la stampa di carta moneta da parte della FED) è una cattiva notizia per il dollaro rispetto al resto delle valute. La debolezza del dollaro porta verso l’alto i prezzi del petrolio e delle altre materie prime e ciò genera inflazione come si è visto negli ultimi due anni. Il risultato a lungo termine può essere quindi un aumento dell’inflazione, un dollaro più debole degli Stati Uniti e prezzi più elevati per l’oro. Secondo qualche esperto siamo alla vigilia di una crisi valutaria, con i prezzi dell’oro destinati perciò a crescere, lentamente ma inesorabilmente.

La debolezza del dollaro porta verso l’alto i prezzi del petrolio e delle altre materie prime e ciò genera inflazione

Un altro indicatore significativo è il reddito medio familiare, al netto dell’inflazione. Negli Stati Uniti, per esempio, questo indice non si è mai ripreso dall’inizio della recessione, evidenziando come i consumatori si trovino in grosse difficoltà.

Anche il confronto tra i paesi del G7 (Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Germania, Italia, Canada e Giappone) e i paesi dell’E7 (i sette paesi più popolosi del mondo: Cina, Russia, India, Indonesia, Messico, Brasile e Turchia) è una fonte di informazioni preziose, considerando che i paesi E7 rappresentano il 50% della popolazione mondiale, ma il 25% del PIL, mentre i paesi G7 sono il 50% del PIL e meno dell’1% della popolazione. Ad esempio, dopo il crollo del 2008, i cinesi hanno aumentato l’offerta di moneta del 30% per rilanciare la propria economia e ciò ha portato al boom nel 2009. Inoltre hanno introdotto deregolamentazioni fiscali e zone tax-free che hanno contribuito alla crescita dell’economia nazionale.

Il Purchasing Manifatture Index (PMI) è uno dei migliori indicatori per la domanda di materie prime poichè per produrre beni sono necessarie le materie prime. Quando questo indice è positivo (superiore a 50) anticipa un andamento dell’economia in crescita. Da molti mesi gli indici dei principali paesi del mondo sono tornati in territorio positivo e questo è assai importante per tutte le materie prime poichè le scorte, che ad oggi sono ancora alte, verranno presto consumate e allora vedremo i prezzi che cominciano a salire.

Sempre più importante è conoscere l’andamento dei prezzi sul mercato dell’oro fisico in paesi come l’India. Nonostante le delusioni del 2013, il mercato è atteso in crescita nel lungo termine e, con la complicità dei principali produttori di oro che dovrebbero aver capito che la riduzione della propria capacità produttiva porterà a quotazioni più elevate, riporterà il sorriso sul viso degli investitori in oro e degli azionisti delle società minerarie del settore aurifero.

Un altro indicatore da non trascurare è il rapporto tra argento e oro. Storicamente quando il mercato dei metalli preziosi è impostato al rialzo, le quotazioni dell’argento corrono più velocemente di quelle dell’oro. Gli estremi tra i quali questo rapporto di è mosso sono di 1:16, verificatosi negli anni ’80 durante la grande speculazione dei fratelli Hunt, e di 1:84, nel settembre 2012.

Infine, un trucco che applicano molti analisti ed esperti del settore per intravedere le linee di tendenza future: esaminare tutti i dati statistici a disposizione in una prospettiva storica e globale.

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