Offshore

Cittadinanza in cambio di investimenti per risanare i debiti

Con la crisi economica, la lista dei paesi che mette in vendita cittadinanza e passaporto si è allungata, con la benedizione di tutti dei creditori istituzionali.

Mai sentito parlare del club dei CIPs? Non è ne un circolo di golf ne l’ennesima associazione tra banchieri.

È soltanto l’insieme dei paesi che offrono una cittadinanza e il passaporto a tutte le persone che decidono di investire (Citizenship by Investment Programs).

Un club che non va troppo a genio ad Unione Europea e Stati Uniti, che stanno facendo di tutto per costringere queste nazioni ad abolire per sempre queste scappatoie. Ma l’effetto di questi tentativi è esattamente l’opposto di quanto atteso: i CIPs si stanno moltiplicando.

Infatti, l’elenco dei paesi CIPs, che offrono la possibilità di acquisire sia la cittadinanza che il passaporto in pochi mesi in cambio di investimenti almeno a sei cifre, è più lungo di quanto non lo sia mai stato in passato.

Ad oggi, i membri CIPs includono:

  • Antigua & Barbuda
  • Cipro
  • Dominica
  • Grenada
  • Malta
  • St. Kitts & Nevis

Ma altri paesi, tra cui le Bahamas e St. Vincent & Grenadines, stanno valutando misure analoghe.

La cosa non dovrebbe sorprendere più di tanto. Se è vero che Stati Uniti, Canada e Unione Europea non amano questi programmi, è anche vero che i cosiddetti paesi CIPs hanno grossi debiti a livello nazionale e questi programmi promettono di aiutare a risanare i bilanci statali malconci. Anche il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha implicitamente benedetto la ristrutturazione finanziaria in paesi proprio come St. Kitts & Nevis e Cipro.

Questi programmi promettono di aiutare a risanare i bilanci statali malconci

E St. Kitts & Nevis è un esempio interessante.

Nel 2009, in piena crisi finanziaria globale, il paese aveva un debito nazionale spaventoso e il rapporto debito-PIL era del 185%, uno dei più alti al mondo (l’Italia è a circa il 134%).

Negli anni seguenti, il governo ha adottato misure per ristrutturare le sue finanze. Nel 2012, le banche internazionali hanno accettato a malincuore un pacchetto di ristrutturazione per 150 milioni di dollari. Tutti gli obbligazionisti si sono visti ridurre il capitale del 50% e le scadenze estese per ben 45 anni. L’FMI ha siglato l’accordo.

Inoltre il Parlamento del piccolo paese ha introdotto un’IVA del 17% a partire dal 2010 ed ha alzato la soglia per poter aderire al suo programma di cittadinanza a 250.000 dollari.

I risultati di tutte queste misure hanno superato tutte le più rosee aspettative. Naturalmente, la ripresa dell’economia globale ha aiutato St. Kitts & Nevis  a ridimensionare il suo rapporto debito-PIL all’81%, in discesa progressiva e continua e in linea con l’obbiettivo di arrivare al 20% entro il 2017.


Una curiosità: dal 2012 al 2014 St. Kitts e Nevis rilasciava passaporti che non indicavano il luogo di nascita del titolare ne eventuali cambiamenti di nome, cosa considerata discutibile da alcuni paesi che hanno imposto di conseguenza delle restrizioni sui visti. Ma dal 2015 i nuovi passaporti riporteranno tutti i dati del titolare e i vecchi passaporti verranno invalidati.

Se i livelli del debito pubblico di molti paesi non sono mai stati così elevati e se le restrizioni per viaggiare sono sempre più severe per combattere il terrorismo, per proteggere il mercato del lavoro locale, per tutelare la salute pubblica, non c’è da stupirsi che alcuni governi mettano in vendita a caro prezzo cittadinanze e passaporti per risanare i bilanci pubblici. E se l’Italia si aggiungesse alla lista dei CIPs …

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