L’Europa protegge il suo acciaio, ma la domanda di prodotti lunghi continua a rallentare
Secondo IREPAS, il mercato globale dei prodotti lunghi in acciaio entra nel periodo estivo in una fase di apparente stabilità, …
Secondo IREPAS, il mercato globale dei prodotti lunghi in acciaio entra nel periodo estivo in una fase di apparente stabilità, …
L’amministrazione di Donald Trump ha annunciato una nuova revisione dei dazi su acciaio, alluminio e rame, introducendo alcune riduzioni mirate …
Secondo l’OCSE, la sovraccapacità globale di acciaio è destinata a raggiungere 745 milioni di tonnellate entro il 2028. I prezzi di mercato, tuttavia, non riflettono ancora questo cambiamento strutturale.
Il governo italiano ha approvato un nuovo finanziamento da 100 milioni di euro a favore di Acciaierie d’Italia (ADI), con …
Il Parlamento europeo approva il nuovo scudo commerciale sull’acciaio con una maggioranza schiacciante, ma la protezione per la siderurgia rischia di trasformarsi in un costo diffuso per PMI, manifattura e consumatori europei.
I prezzi globali dell’acciaio tornano a salire, trainati soprattutto dal Brasile e dagli USA. Ma, secondo Goldman Sachs, dietro il recupero dei listini restano squilibri strutturali, con un mercato sempre più regionale, protetto e geopolitico.
Il mercato globale del riciclo dei rottami metallici accelera spinto da infrastrutture, acciaio elettrico e sicurezza delle materie prime. Dietro la narrativa green emergono interessi industriali, competizione geopolitica e controllo delle filiere strategiche.
Dopo oltre un anno di trimestrali deludenti, i produttori di acciaio europei vedono segnali di ripresa. Restano però domanda ancora debole, energia cara e le promesse non mantenute del piano di riarmo tedesco.
Secondo Eurofer, la sovraccapacità globale di acciaio è a livelli record e sta mettendo sotto pressione l’Europa. Tra quote, scadenze e contraddizioni, il mercato si sta trasformando in un sistema di scarico delle eccedenze.
L’Italia ha fatto la scelta giusta troppo presto? Mentre l’Europa discute ancora di decarbonizzazione, il sistema siderurgico italiano è già …
Gli attacchi a Mobarakeh Steel e Khouzestan Steel segnano l’ingresso diretto della guerra nella capacità produttiva siderurgica del Medio Oriente.
Il blocco dello Stretto di Hormuz sta spingendo al rialzo i costi energetici e logistici, con impatti diretti su acciaio, cemento, alluminio e rame, ridisegnando gli equilibri del settore edile.
I produttori siderurgici europei stanno valutando la possibilità di introdurre nuovi supplementi energetici dopo l’impennata dei prezzi del gas e del petrolio, innescata dagli attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
La domanda globale di acciaio cresce trainata da India e Cina, ma tra vincoli produttivi e impatti del CBAM, la siderurgia europea perde terreno competitivo.
Tra energia cara, domanda debole, incertezza normativa in Europa e protezionismo, il settore dei prodotti lunghi affronta una fase instabile e difficile da prevedere.
Il conflitto in Medio Oriente introduce nuove incognite per il mercato siderurgico europeo. Tra rotte logistiche più lunghe, costi energetici elevati e regolamentazione UE, gli operatori valutano se le tensioni geopolitiche riusciranno a sostenere i prezzi dell’acciaio nonostante una domanda ancora debole.
L’escalation tra Stati Uniti e Iran nel Golfo Persico minaccia i flussi globali di acciaio: semilavorati iraniani a rischio, noli in aumento e possibili ritardi verso l’Europa.
EUROMETAL avverte che l’asimmetria tra tutele sull’acciaio grezzo e scarsa protezione dei prodotti derivati, unita alle incertezze sul CBAM, potrebbe accelerare la perdita di capacità industriale europea.
I prezzi europei di HRC, CRC e zincato tornano ai livelli più alti dal 2024. CBAM e nuove salvaguardie riducono l’import e rafforzano le acciaierie UE.
Il mercato globale dei prodotti lunghi in acciaio resta debole e caratterizzato da una grande incertezza. Tuttavia, per il 2026, gli operatori sono cautamente ottimismi.
Uno studio scientifico spiega come i campi magnetici rallentino la diffusione del carbonio negli acciai durante i trattamenti termici, chiarendo un fenomeno noto da decenni. La scoperta apre a processi produttivi più efficienti e meno energivori.
Mentre la UE limita le esportazioni per proteggere le proprie filiere, chiede interventi quando altri paesi, come l’Ucraina, adottano misure simili. Il caso polacco evidenzia così i doppi standard di una politica industriale sospesa tra libero mercato e protezionismo.
I produttori europei di HRC hanno riportato gli impianti vicino alla piena capacità, spinti dal recupero dei prezzi e da una minore pressione delle importazioni, nonostante una domanda finale ancora debole e costi legati al carbonio in aumento.
Con l’entrata in vigore del CBAM, il costo del carbonio diventa un fattore chiave nei prezzi e nella competitività dell’acciaio, incidendo su margini, investimenti e dinamiche di mercato in un contesto di domanda ancora debole.
La domanda di acciaio in Italia è in crisi: consumi ai minimi storici, industria manifatturiera in difficoltà e investimenti pubblici frenati dal debito.
Nel 2026 il settore siderurgico globale dovrebbe avviarsi verso una ripresa moderata, sostenuta da investimenti infrastrutturali, politiche monetarie più accomodanti e misure protezionistiche che favoriscono i produttori locali, in un contesto ancora segnato da rischi geopolitici e tensioni commerciali.
Il mercato globale dei lunghi chiude l’anno in un clima di forte incertezza: domanda debole, costi in aumento e nuove pressioni regolatorie rendono difficile per i produttori definire strategie e mantenere la redditività.
La domanda debole continua a frenare il mercato siderurgico europeo, lasciando i prezzi dell’acciaio quasi immobili.
La divisione siderurgica di Thyssenkrupp è in crisi e inizierà a ristrutturare. Migliaia di posti di lavoro sono a rischio.
Una serie di incendi negli stabilimenti siderurgici europei e l’imminente stretta normativa sulle importazioni stanno riducendo l’offerta e alimentando nuovi rialzi nei prezzi dell’acciaio, in un mercato segnato da domanda debole e capacità inutilizzata.