Palladio e platino corrono. Guerra e sanzioni sconvolgono il settore auto

Mentre i prezzi di palladio e platino continuano a correre, il mercato automobilistico è stato travolto dalle conseguenza della guerra e delle sanzioni. Con il petrolio oltre i 110 dollari, chi vorrà ancora acquistare un’automobile?

Palladio e platino corrono. Guerra e sanzioni sconvolgono il settore auto

Palladio e platino si sono incamminati su una strada a senso unici: quella della crescita dei prezzi.

I vincoli sul fronte dell’offerta e le vicende geopolitiche hanno fatto registrare da gennaio un aumento del 33% per il platino e dell’89% per il palladio. Naturalmente, come per molte altre materie prime, gli aumenti hanno visto un’accelerazione nelle ultime settimane con la guerra tra Russia e Ucraina. Il palladio ha raggiunto un nuovo massimo storico di 3.442 dollari l’oncia, mentre il platino ha toccato 1.175 dollari l’oncia, il suo massimo valore dal 2014.

Forti timori per le forniture russe di palladio

Il conflitto armato ha sollevato preoccupazioni sul futuro delle forniture russe. Infatti, nel 2021, la Russia ha prodotto 19 tonnellate di platino e 74 tonnellate di palladio. Di fatto, il paese è il secondo più importante produttore di entrambi i metalli.

I mercati temono soprattutto per il palladio, poiché la Russia rappresenta il 37% della fornitura mondiale di metallo primario. Meno critica la situazione del palladio, visto che il principale paese produttore, il Sudafrica, rappresenta il 72% delle forniture globali.

Inoltre, almeno fino ad oggi, questi due metalli non sono stati colpiti dalle sanzioni occidentali ne da divieti di esportazione da parte della Russia. Se ciò dovesse verificarsi, c’è da attendersi una reazione violenta dei mercati.

Guerra e sanzioni sbricioleranno la domanda di autoveicoli?

Ma la questione su cui si sta concentrando l’attenzione degli investitori è il mercato automobilistico, dove platino e palladio giocano un ruolo chiave per quanto riguarda le marmitte catalitiche.

Il settore ha iniziato a riprendersi nel 2021, nonostante la persistente carenza di semiconduttori. Adesso, la crisi ucraina ha stroncato le timide speranze di ripresa. Fino a qualche settimana fa si prevedeva un aumento del 10% dei veicoli con motore a combustione interna, oltre a standard di emissioni più elevati, con la domanda di palladio che avrebbe potuto aumentare di 700.000 once quest’anno, solo il 2% in meno rispetto ai livelli pre-pandemia del 2019.

Ma la guerra RussiaUcraina e le sanzioni hanno rimesso tutto in discussione. Con i prezzi del petrolio sopra i 110 dollari al barile, è probabile che molti consumatori decidano di rinunciare all’acquisto di nuovi veicoli.

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