Il nucleare è la chiave per decarbonizzare. Perciò i fondi comprano uranio

Mentre il Regno Unito ha deciso importanti investimenti nel settore nucleare e mentre i fondi di investimento comprano, i prezzi dell’uranio schizzano verso l’alto.

Il nucleare è la chiave per decarbonizzare. Perciò i fondi comprano uranio

Il Regno Unito punta a decarbonizzare il suo sistema energetico entro il 2035. Per farlo utilizzerà soltanto energia pulita che possa garantire una sicurezza delle forniture.

Per raggiungere questo obbiettivo metterà in portafoglio un mix di fonti rinnovabili come l’eolico, il solare e l’idrogeno, ma anche il nucleare. Quest’ultimo sarà determinante nell’azzeramento delle emissioni nette.

Ricerca e sviluppo di reattori modulari avanzati

È di grande interesse la strategia britannica contenuta nel “Net Zero Strategy:Build Back Greener” che prevede 215 milioni di sterline da investire in piccoli reattori modulari e 170 milioni di sterline per la ricerca e il programma di sviluppo di reattori modulari avanzati. A ciò si aggiungerà almeno un nuovo progetto nucleare su larga scala.

Mentre l’Unione Europea è divisa sull’uso dell’energia nucleare, il Regno Unito sembra lanciato con decisione su questa strada che con ogni probabilità gli consentirà di primeggiare non solo dal punto di vista energetico, ma anche per quanto riguarda la tecnologica in questo settore strategico.

È cominciato il rally dei prezzi dell’uranio

Naturalmente, quanto si parla di nucleare, i mercati guardano subito all’uranio, la fonte di combustibile che alimenta i reattori e consente la produzione di elettricità. Negli ultimi anni, i prezzi spot dell’uranio si sono mossi in un intervallo compreso tra 25 e 35 dollari per libbra. Ma a settembre di quest’anno, il prezzo è salito violentemente, superando i 50 dollari.

Il motivo principale dell’impennata dei prezzi è da ricercare tra i fondi d’investimento che stanno acquistando milioni di libbre di uranio già prodotto. Visto il deficit tra domanda e offerta che il settore dovrà affrontare nel prossimo decennio, i grossi investitori comprano uranio.

La domanda di combustibile nucleare aumenterà man mano che le aziende impegnate nel raggiungere emissioni-zero avranno bisogno di una fonte di energia che fornisca elettricità sicura, pulita, affidabile e conveniente.

Il mondo non può fare a meno dell’uranio

Secondo Cameco, una delle aziende leader nella produzione di uranio, un terzo della popolazione mondiale ha uno scarso accesso, o addirittura nessuno, all’elettricità, mentre l’85% della attuale produzione di elettricità proviene dai combustibili fossili. Ecco perché il mondo non può fare a meno del nucleare e, di conseguenza, dell’uranio.

Considerando che la capacità produttiva di uranio nel prossimo decennio soddisferà solo circa il 70% della richiesta, sarà necessario produrre più uranio per soddisfare il restante 30% del fabbisogno.

Mentre i fondi di investimento accumulano uranio speculando sulle prospettive delle nuove frontiere energetiche globali e mentre alcuni paesi, come per esempio il Regno Unito, investono nelle nuove tecnologie nucleari, l’Italia se ne sta in fondo alla fila a guardare, cullandosi nell’illusione che il progresso energetico possa essere fermato da ideologie medioevali che hanno messo all’indice l’energia nucleare, quasi fosse opera del demonio. Ma, anche in questo caso, il conto dell’ignoranza degli italiani di oggi la pagheranno gli italiani di domani.

METALLIRARI.COM © SOME RIGHTS RESERVED

*** I commenti sono per il momento disabilitati. Potete però commentare gli articoli sulle nostre pagine social su FACEBOOK e TWITTER ***