Il commercio globale di rottami è al tramonto?

La Malesia ha beneficiato fino ad oggi di essere una destinazione privilegiata per i rottami non ferrosi. Ma le cose sembrano sul punto di cambiare.

Il commercio globale di rottami è al tramonto?

Le economie in forte espansione dell’Asia hanno sempre manifestato una grande fame di rottami non ferrosi, a causa del loro carenza interna di rottame. Rottami di alluminio e di rame si spostavano dai paesi in surplus a quelli con deficit.

Tuttavia, negli ultimi anni, questi flussi di mercato sono stati ostacolati da un numero progressivamente crescente di dettami normativi. Come nel caso della Cina, un gigante che importava grandi quantità di rottami ma che ha imposto normative radicali che hanno frenato il mercato.

Troppe restrizioni hanno spinto le aziende di rottame fuori dalla Cina

Per questo motivo, molti imprenditori cinesi hanno aperto nuove aziende al di fuori dei confini della Cina per continuare a comprare rottami e per convertirli in lingotti, billette e catodi da spedire nel proprio paese. Di ciò ha beneficiato in particolare la Malesia che, negli ultimi anni, ha visto fiorire i settori della lavorazione dei rottami e della produzione di metalli secondari.

Tuttavia, le preoccupazioni ambientali e commerciali, forse alimentate dalle pressioni protezionistiche dei produttori regionali di metalli primari, si sono diffuse anche in Malesia. Probabilmente, a breve, il paese introdurrà nuove barriere per i trasformatori e i commercianti che importano rottami.

Sono già passati otto anni da quando la Cina ha cominciato a frenare le importazioni di rottami. Prima di allora il paese era più grande importatore mondiale di materiali di scarto (non ferrosi, carta e cartone e plastica).

Le ragioni che hanno portato la Cina ad essere uno dei paesi con le maggiori restrizioni alle importazioni, non sono del tutto chiare e nemmeno razionali. Al di là degli slogan politici per fermare l’immondizia straniera, ci sono motivazioni di salvaguardia ambientale ma anche di interessi economici dei produttori cinesi di metalli primari (quasi sempre di proprietà statale).

Spazzatura da decine di migliaia di dollari per container

Naturalmente, gli imprenditori cinesi del settore sanno bene che i container pieni di rottami di rame o alluminio che arrivano dall’estero non sono pieni di spazzatura. Perciò, hanno cercato di trovare modi diversi per rimanere nel business dei metalli secondari. Molte aziende si sono trasferite fuori dai confini cinesi, soprattutto in Malesia.

Ma, come accennato, a marzo di quest’anno, la Malesia ha annunciato che sono in arrivo nuovi standard di qualità e nuove tecniche di ispezione per i rottami importati nel paese. L’introduzione di rigide normative in stile cinese sarebbe un’altro peso per i commercianti globali e disastrosa per gli operatori malesi.

Se la Malesia dovesse continuare ad imitare la Cina considerando rottami del valore di decine di migliaia di dollari a container come spazzatura, la geografia del commercio globale di rottami non ferrosi cambierà ancora oppure la sua dimensione potrebbe ridimensionarsi. In altre parole, il volume del commercio trans-frontaliero di metalli potrebbe ridursi in modo significativo.

Il crescente protezionismo in tutto il mondo potrebbe azzerare lo sviluppo del commercio globale di rottami avvenuto negli ultimi decenni. Il business di società che comprano metallo in un angolo del mondo e lo rivendono in un altro angolo sembra alla fine.

Nel nuovo equilibrio commerciale globale varrà il vecchio detto riadattato “rottami e buoi dei paesi tuoi“?

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