L’India e il boom economico che non vuole arrivare…

Sarà l’India a trascinare l’economia mondiale quando la Cina avrà il fiato corto? Molti ne dubitano, almeno fino a quando il paese non riuscirà a far prosperare una vera classe media.

L’India è generalmente considerata come la prossima locomotrice dell’economia mondiale. Una specie di Cina Nº2, con una popolazione di diamensioni simili e un immenso patrimonio minerario ed energetico poco utilizzato.

E l’Incredible India (come recita un recente spot pubblicitario) potrebbe essere protagonista di un boom economico senza precedenti se soltanto potesse liberarsi dalle catene della burocrazia e dalla vecchie ossessioni socialiste. Almeno, questo è quello che, da un po’ di anni, si sente dire da alcuni economisti.

Purtroppo, fino ad ora, il paese ha però deluso tutte le aspettative a riguardo.

Certamente, non è che l’economia indiana non stia crescendo. Con una crescita del 6,5% per quest’anno, maggiore anche di quella cinese, l’economia corre ad una velocità che in Italia non ricordiamo nemmeno cosa significhi.

Una borghesia che non c’è

A differenza della Cina, l’avanzare dell’economia non sta portando ad una crescita della classe media che alimenti i consumi interni, con vendite di automobili, elettrodomestici e immobili. Un meccanismo che sposterebbe progressivamente il baricentro economico dalle esportazioni alle importazioni, per soddisfare i consumi interni.

In Cina, l’aumento senza precedenti del tenore di vita è dovuto essenzialmente alla nascita di una borghesia composta da centinaia di milioni di persone. La borghesia indiana, a confronto, è qualcosa del tutto irrisorio. Secondo l’Economist, l’uno percento degli indiani è una ricca enclave di 8 milioni di persone con un reddito medio di circa 20.000 dollari all’anno. Un 40% della popolazione è a livello dei paesi vicini più poveri, come Bangladesh e Pakistan, mentre i restanti mezzo miliardo di persone sono alla pari dei più bisognosi dell’Africa.

La democrazia più grande del mondo

L’India è giustamente orgogliosa dei suoi record ottenuti con la democrazia più grande del mondo. Tuttavia, i politici indiani sono in balia dei propri elettori, la stragrande maggioranza dei quali sono poveri e sopravvivono con meno di 5 dollari al giorno. Difficile promettere politiche per ridurre i diritti dei lavoratori o per aumentare la mobilità o per rimuovere i sussidi e riuscire ad essere eletti!

Il Primo Ministro indiano, Narendra Modi, dalla sua elezione nel 2014 ha ottenuto molti risultati. La riforma del sistema fiscale (Goods and Services Tax) e la ricapitalizzazione delle banche, sono stati i due risultati di maggior rilievo. Tuttavia, durante il suo mandato, le diseguaglianze economiche nel paese sono peggiorate, anziché migliorare.

Ma, come detto, poveri che diventano soltanto marginalmente meno poveri e una piccola minoranza di super ricchi sempre più ricchi, non hanno lo stesso effetto sull’economia di una classe media che prospera.

Questa mancanza è forse il vero motivo del perchè l’India non riesce a ripetere il successo della Cina nel panorama economico globale.

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