L’ondata di caldo che ha investito l’Europa nella seconda metà di giugno ha riportato sotto pressione il mercato elettrico europeo, facendo salire i prezzi dell’energia ai livelli più elevati dalla crisi energetica del 2022. Nonostante l’elevata produzione da impianti fotovoltaici in diversi paesi, l’aumento della domanda per il raffreddamento, la scarsa produzione eolica e le limitazioni imposte ad alcune centrali nucleari francesi hanno determinato un forte rialzo delle quotazioni all’ingrosso.
Secondo i dati di Ember rilevati a inizio luglio, la situazione dei principali paesi europei è la seguente:
| Paese | Prezzo medio day-ahead (€/MWh) | Variazione rispetto a maggio |
|---|---|---|
| Italia | 132,27 | +10,2% |
| Germania | 111,13 | +16,3% |
| Spagna | 69,58 | +28,7% |
| Svezia | 68,37 | −1,6% |
| Francia | 66,25 | +27,0% |
Il momento più critico si è verificato nella parte finale del mese. Il 24 giugno, ad esempio, il prezzo dell’energia in Belgio ha superato i 1.000 euro/MWh nelle ore serali, mentre il prezzo medio giornaliero ha toccato 257,5 euro/MWh. A provocare l’impennata sono stati il picco dei consumi, la debolezza della produzione eolica e la riduzione della disponibilità di energia nucleare francese, dovuta alle elevate temperature dell’acqua utilizzata per il raffreddamento dei reattori.
Le prospettive per luglio restano improntate alla cautela. Le previsioni meteo indicano temperature comprese tra 2 e 8 °C sopra la media stagionale in gran parte dell’Europa e il rischio di nuove ondate di calore mantiene elevata la tensione sui mercati elettrici, alimentando il timore di nuovi picchi di prezzo qualora si ripresentassero contemporaneamente alta domanda, scarsa produzione eolica e limitazioni al nucleare francese.
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