Un milione di dollari al giorno per una petroliera: il mercato dei noli entra in territorio record

Il mercato delle petroliere sta attraversando una fase senza precedenti, con le tariffe di noleggio che hanno superato per la prima volta nella storia il milione di dollari al giorno. Il record è legato soprattutto alla crescente difficoltà di reperire navi disposte a operare nello Stretto di Hormuz, diventato un’area ad altissimo rischio a causa del conflitto tra USA-Israele e l’Iran e degli attacchi contro il traffico marittimo.

Secondo i dati del Baltic Exchange citati da Bloomberg, le petroliere che trasportano greggio all’interno del Golfo Persico hanno raggiunto tariffe fino a 1,035 milioni di dollari al giorno. Anche fuori dall’area le quotazioni sono esplose e una nave impegnata nel trasporto di greggio dal Golfo dell’Oman alla Cina è arrivata a circa 644.000 dollari al giorno. La scarsità di navi disponibili sta quindi trasformando il trasporto marittimo in uno dei principali fattori di aumento del costo del petrolio fisico.

Il fenomeno non riguarda soltanto il Medio Oriente. Anche il porto russo di Novorossiysk, sul Mar Nero, sta registrando aumenti dei noli a causa del rischio di attacchi con droni ucraini contro navi e infrastrutture. Le tariffe delle Aframax dirette verso India e Cina sono cresciute per la settima settimana consecutiva.

A complicare ulteriormente il quadro sono le condizioni delle scorte mondiali. L’Agenzia Internazionale dell’Energia stima che ad agosto le riserve globali siano diminuite di 95 milioni di barili, portando la perdita complessiva da febbraio a 507 milioni di barili, pari a circa 2,8 milioni di barili al giorno. Anche le scorte di petrolio in mare sono calate di 65 milioni di barili. L’aumento temporaneo delle scorte statunitensi, superiore a 7 milioni di barili, non sembra quindi sufficiente a compensare la riduzione dell’offerta.

A questo problema si aggiunge una nuova minaccia: la cybersecurity delle petroliere. Le autorità statunitensi stanno indagando su attacchi informatici che avrebbero colpito almeno due navi dirette dall’Europa agli Stati Uniti. Gli episodi, avvenuti nei pressi di Gibilterra, hanno sollevato il timore di un coinvolgimento statale e mostrano come una vulnerabilità informatica possa trasformarsi in un rischio fisico, provocando collisioni, incendi o fuoriuscite di petrolio.

La combinazione di rischio geopolitico, scarsità di navi, assicurazioni più costose e problemi infrastrutturali sta infine facendo impennare anche il valore delle petroliere usate. Una VLCC di seconda mano arriva a circa 182 milioni di dollari, contro i 130 milioni di una nuova costruzione. La ragione è soprattutto temporale. dal momento che costruire una nuova nave richiede dai due ai tre anni, mentre il mercato ha bisogno di capacità immediata.

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