Il mercato petrolifero ha registrato una brusca inversione di tendenza dopo i colloqui tra Stati Uniti e Iran svoltisi in Svizzera. Il prezzo del Brent con consegna agosto 2026 è sceso dell’1,61%, attestandosi a 79,27 dollari al barile, mentre il WTI americano ha perso lo 0,44%, scendendo a 75,52 dollari.
Il calo riflette il crescente ottimismo degli operatori circa una possibile distensione diplomatica tra Washington e Teheran, che potrebbe tradursi in un allentamento delle sanzioni sul settore energetico iraniano.
La conclusione del primo round di negoziati tra americani e iraniani ha migliorato il sentiment del mercato. Secondo il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi, l’Iran avrebbe ottenuto deroghe per l’esportazione di petrolio e prodotti petrolchimici, lo sblocco di alcuni beni congelati e l’avvio di programmi di ricostruzione economica. Se tali misure fossero confermate, potrebbero consentire il ritorno sui mercati internazionali di circa 1,5 milioni di barili al giorno di greggio iraniano, aumentando sensibilmente l’offerta globale.
Nonostante il miglioramento del clima diplomatico, gli analisti sottolineano che i rischi restano elevati. Le recenti tensioni nello Stretto di Hormuz e i nuovi scontri in Libano dimostrano infatti la fragilità del cessate il fuoco e la possibilità di una ripresa delle ostilità. Tuttavia, le aspettative di una maggiore disponibilità di petrolio proveniente dall’Iran e dagli altri produttori del Golfo hanno già contribuito ad una flessione delle quotazioni di oltre l’8% nell’ultima settimana.
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