Il mercato europeo del gas naturale sta attraversando una nuova fase di tensione, determinata principalmente dalla riacutizzazione del conflitto in Medio Oriente. Dopo un mese di giugno caratterizzato da un parziale allentamento delle pressioni sui prezzi grazie a una maggiore disponibilità di forniture e a una temporanea riduzione delle tensioni geopolitiche, il quadro è cambiato rapidamente con l’inizio di luglio. Le rinnovate ostilità che coinvolgono Stati Uniti e Iran hanno infatti riportato l’incertezza sui mercati energetici, alimentando una forte crescita delle quotazioni del gas.
Nel mese di giugno il prezzo medio dei futures sul gas TTF con consegna nel mese successivo si era attestato a 44,94 euro per MWh, ma già dai primi giorni di luglio i contratti hanno iniziato una rapida risalita. Le quotazioni hanno superato la soglia dei 50 euro per MWh a metà mese e, il 20 luglio, hanno raggiunto i 60 euro per MWh, un livello vicino ai massimi registrati nelle prime fasi del conflitto mediorientale. Due giorni dopo, durante le contrattazioni del 22 luglio, il contratto con consegna ad agosto è salito oltre i 62 euro per MWh.
L’aumento dei prezzi non è legato esclusivamente ai rischi geopolitici, ma anche a fattori strutturali che stanno rendendo più costoso l’approvvigionamento di gas naturale liquefatto (GNL). Il mercato europeo risente infatti delle incertezze riguardanti le esportazioni del Qatar, dell’incremento dei costi di trasporto marittimo e delle assicurazioni nell’area mediorientale. A ciò si aggiunge una crescente competizione internazionale per le forniture spot di GNL, con gli esportatori statunitensi che stanno privilegiando sempre più il mercato asiatico, dove i prezzi risultano più elevati. Di conseguenza, gli acquirenti europei sono costretti a offrire prezzi più alti per assicurarsi i volumi necessari.
Secondo gli analisti del settore, qualora le tensioni geopolitiche dovessero protrarsi nei prossimi mesi, la situazione potrebbe diventare ancora più complessa. La combinazione tra livelli di stoccaggio europei inferiori rispetto allo scorso anno e una domanda asiatica sostenuta potrebbe infatti alimentare un’ulteriore crescita dei prezzi spot entro la fine del 2026.
Al 21 luglio gli impianti europei di stoccaggio del gas risultavano riempiti al 54,2% della loro capacità, contro il 65% registrato nello stesso periodo del 2025. Il ritmo di riempimento durante la stagione estiva, fondamentale per preparare l’inverno, appare quindi più lento rispetto all’anno precedente. Questo scenario aumenta il rischio di non raggiungere l’obiettivo europeo dell’80% di riempimento entro l’inizio della stagione fredda oppure di riuscirci solo sostenendo costi significativamente più elevati.
Gli esperti di ICIS (Independent Commodity Intelligence Services) intervistati da Bloomberg, sottolineano che, se il prezzo del gas dovesse stabilizzarsi intorno ai 60 euro per MWh, potrebbe rendersi necessario un intervento pubblico per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e limitare gli effetti economici sui consumatori e sulle imprese. Tuttavia, le simulazioni elaborate dalla stessa società indicano che gli stoccaggi europei potrebbero comunque raggiungere gli obiettivi fissati entro la fine di novembre.
Anche le istituzioni europee mantengono una posizione relativamente prudente. Secondo il gruppo di lavoro dell’Unione Europea dedicato all’energia, pur rimanendo superiori ai livelli precedenti all’escalation in Medio Oriente, i prezzi del gas presentano una volatilità contenuta e risultano ancora nettamente inferiori rispetto ai picchi osservati durante la crisi energetica del 2022. L’attuale andamento riflette soprattutto l’incertezza sulla durata del conflitto e sulle future condizioni del mercato globale.
L’Unione Europea ritiene inoltre che, allo stato attuale, non vi siano motivi immediati di preoccupazione per la sicurezza delle forniture durante l’inverno 2026-2027. Gli obiettivi di riempimento degli stoccaggi vengono infatti considerati ancora raggiungibili e la consistente capacità europea di importazione di GNL rappresenta un importante elemento di flessibilità per soddisfare la domanda nei mesi più freddi.
Nel complesso, il mercato del gas europeo rimane fortemente influenzato dagli sviluppi geopolitici. Sebbene nella seconda metà di giugno i prezzi fossero temporaneamente scesi nell’intervallo compreso tra 40 e 42 euro per MWh, gli eventi di luglio hanno dimostrato come basti un aumento delle tensioni internazionali per riportare rapidamente le quotazioni su livelli elevati, confermando la persistente fragilità dell’equilibrio tra domanda, offerta e sicurezza energetica in Europa.
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