Metalli Preziosi

Storie e leggende di truffe e imbrogli d’oro

Le attenzioni e le precauzioni non sono mai troppe quando si acquistano metalli preziosi, ma quanto si narra sia successo in Cina nel 2009 rasenta davvero l’incredibile.

Gli investitori che decidono di proteggere i loro capitali dall’inflazione e dalla svalutazione monetaria, spesso scelgono come bene d’investimento l’oro. Qualche volta scelgono di comprarlo fisicamente per mettersi al riparo da rischi finanziari e dai rischi legati all’emittente dei certificati finanziari.

Possedere un lingotto d’oro è sempre stato considerato una delle forme più sicure per mettere al sicuro la propria ricchezza. Ma qualche volta l’investitore non esamina con la dovuta cura il rischio di di truffe e imbrogli.

Per esempio, poche settimane fa, in California, un uomo è stato condannato a 10 anni di reclusione per aver truffato una donna che pensava di acquistare oro fisico per circa 280.000 dollari.

Ibrahim Fadl, ingegnere chimico che possiede un negozio a Manhattan nel Diamond District, si è accorto che strappando lo strato esterno di un lingotto d’oro da dieci once (o meglio di quello che lui pensava fosse un lingotto d’oro), vendutogli da un suo fornitore, il guscio si staccava come una pellicola su una barretta di cioccolato. Dalle analisi chimiche effettuate successivamente si è scoperto che il metallo era in realtà tungsteno. Il tungsteno è un metallo usato, per esempio, per produrre armi militari e impianti di perforazione. Oro e tungsteno hanno quasi la stessa identica densità, quindi è assai difficile accorgersi di uno scambio.

Ma la storia più incredibile riguarda un milione e mezzo di barre di tungsteno, placcate oro, spacciate come oro autentico

Anche in Italia si sono verificati parecchi casi in cui ad essere truffati sono stati proprio dei negozi di ComproOro, che hanno ritirato metallo che sembrava oro, ma in realtà non lo era.

Ma la storia più incredibile, è una leggenda metropolitana che da un pò di tempo viene narrata nei corridoi della finanza internazionale. Riguarda un milione e mezzo di barre di tungsteno, placcate oro, spacciate come oro autentico.

Per chi non conoscesse il funzionamento del mercato dell’oro, è bene sapere che dal 1919 a Londra, presso la banca DM Rothschild si è sempre tenuta una riunione, due volte al giorno, presso l’ufficio di St. Swithin Lane, proprio nel cuore della City, per fissare il prezzo dell’oro in tutto il mondo.

Il 15 aprile 2004, tutti i trader presenti alla riunione rimasero di sasso quando Rothschild comunicò che sarebbe uscito dal mercato dell’oro poichè non c’erano più i margini di profitto per continuare. Tutti i trader si domandarono quali erano le informazioni in possesso di Rothschild, e che nessuno conosceva, che lo portavano ad una simile decisione. Per quale ragione, dopo circa 200 anni, i Rothschild uscivano dal mercato dell’oro? La risposta arrivò dopo qualche anno.

Nell’ottobre del 2009 la Cina ricevette un carico di 5.600 lingotti d’oro. Gi ufficiali militari preposti al controllo sulla qualità, non volevano credere ai risultati dei test: i lingotti avevano un’anima di tungsteno e una sottile copertura di oro. Ma le sorprese non finivano qui. I lingotti erano tutti numerati per consentirne la tracciabilità, che indicava la provenienza statunitense del materiale. Per l’esattezza, era tutto metallo che era stato custodito per anni nei forzieri di Fort Knox.

I cinesi vollero approfondire la questione e quello che scoprirono fu davvero sensazionale. Durante l’amministrazione Clinton, circa un milione e mezzo di lingotti di tungsteno, più di 16.000 tonnelate, furono prodotte da un raffineria negli Stati Uniti. 640.00 di questi lingotti di tungsteno furono poi placccati d’oro e consegnati a Fort Knox, dove sono rimasti fino ad oggi.


Quando Rothschild uscì dal mercato dell’oro nell’aprile del 2004, il metallo giallo valeva 402 dollari/oncia, oggi vale circa 1.734 dollari/oncia (novembre 2012). Forse Rothschild conosceva già quello che abbiamo scoperto oggi sull’oro contraffatto?

Il senatore Ron Paul ha ripetutamente chiesto  al Congresso americano di organizzare un’ispezione a Fort Knox per verificare la qualità dell’oro custodito, ma per il momento non ha ottenuto alcun risultato.

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