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I prezzi dello stagno corrono e… non si fermeranno tanto presto

Da inizio anno lo stagno aveva perso terreno rispetto ad altri metalli industriali, ma adesso sembra pronto per riprendere la corsa.

I prezzi dello stagno corrono e... non si fermeranno tanto presto

I prezzi dello stagno hanno raggiunto i 20.475 dollari (contratto LME cash), il livello più alto da due mesi a questa parte.

La preoccupazione circa una carenza di metallo al London Metal Exchange (LME) è sempre più diffusa, anche a causa dell’annullamento di alcuni warrant. Secondo un rapporto della Reuters, la carenza riguarderebbe fino al 50% delle scorte LME. In altre parole, la metà di chi vanta diritti di ritiro di stagno nei magazzini di borsa non potrà farlo.

Abbastanza anomalo anche il fatto che circa il 30-40% delle scorte siano controllate da un solo soggetto e un 40-50% da un’altro.

È ormai dal gennaio 2016 che il piombo ha cominciato a correre e, da allora, i prezzi hanno guadagnato quasi il 40%. Tuttavia, negli ultimi mesi, la corsa si era rallentata, soprattutto rispetto a quella di altri metalli industriali.

È ormai dal gennaio 2016 che il piombo ha cominciato a correre e, da allora, i prezzi hanno guadagnato quasi il 40%

L’impiego più conosciuto dello stagno è quello nel settore delle saldature e delle lattine, utilizzate per il confezionamento di tutti i tipi di beni, dagli alimenti conservati ai prodotti chimici come le vernici. Ma il suo impiego abbraccia anche settori meno tradizionali, come quello dei pannelli solari.

Secondo un recente rapporto della The Star Online, la Malesia Smelting Corp, il secondo più grande fornitore di stagno del mondo, ha già anticipato che gli utili di quest’anno saranno molto buoni, grazie all’ascesa dei prezzi del metallo. Inoltre, il rafforzamento del dollaro americano, porterà un ulteriore miglioramento ai profitti della società nel corso dei prossimi trimestri.

L’Indonesia, il più importante esportatore di stagno del mondo, ormai da 4 anni registra cali nelle quantità esportate e il trend sembra destinato a continuare. Il Myanmar, che negli ultimi anni ha parzialmente sopperito alla carenza di forniture globali, è alle prese con l’esaurimento del minerale.

In questo quadro preoccupante per le forniture di stagno, soltanto la Cina potrebbe apportare qualche miglioramento. Il paese, che è il più grande produttore al mondo ma non è storicamente un esportatore a causa di un dazio del 10% in vigore dal 2008, potrebbe cambiare politica. Infatti, da quest’anno, il dazio è stato rimosso e ciò aprirebbe la possibilità di esportare a condizioni più vantaggiose il metallo.

Purtroppo, anche i cinesi non sono immuni dal depauperamento di minerale che ha colpito gran parte dei produttori in tutto il mondo.

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