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Portorico stende il tappeto rosso ai milionari

La nuova politica fiscale del piccolo stato caraibico potrebbe attrarre numerosi contribuenti, soprattutto dai più stretti vicini di casa: gli Stati Uniti.

Portorico stende il tappeto rosso ai milionari

Da circa un anno, Portorico (Puerto Rico) è diventato uno dei paradisi fiscali preferiti da molte imprese e molti benestanti.

La storia di Portorico come paradiso fiscale risale al 1898, dopo la guerra ispano-americana, anno in cui divenne un possedimento degli Stati Uniti. Da allora, il governo americano ha cercato di capire il modo migliore per aiutare il paese ad uscire da uno stato di povertà persistente, così come per altri possedimenti degli Stati Uniti: Guam, le Isole Vergini americane e le Isole Marianne Settentrionali.

Per più di un secolo, gli Stati Uniti  hanno cercato con aiuti diretti, dagli incentivi industriali alle agevolazioni fiscali, di rilanciare l’economia di Portorico.

Ma in politica il vento cambia spesso direzione e, terminati gli incentivi per il paese i risultati non si sono fatti attendere a lungo: la disoccupazione è balzata al 14%, il reddito medio pro-capite è sceso a circa la metà di quello del Mississippi, lo stato più povero degli Stati Uniti, la criminalità ha dilagato e il tasso di omicidi è diventato sei volte superiore a quello del continente.

Portorico ha garantito che le esenzioni fiscali rimarranno in vigore almeno fino alla fine del 2035

Portorico ha raggiunto un debito pubblico superiore ai 70 miliardi dollari e le sue obbligazioni sono stato declassato a spazzatura. I depositi nelle banche locali sono diminuiti del 30% dal 2005 e quasi 5 milioni di portoricani preferiscono vivere sulla terraferma, rispetto al 3,6 milioni ancora residenti sull’isola stessa.

I primi incentivi fiscali per Portorico entrarono in vigore nel 1921 e nel 1976  le aziende statunitensi operavano nel paese senza pagare tasse. Centinaia di aziende, soprattutto quelle nel settore farmaceutico, si trasferirono a Portorico. Ma nel 1996, il governo americano abrogò questi incentivi, alla ricerca di soldi per far quadrare il bilancio statale.

Nel 2012 l’aria cambia di nuovo. Con una nuova legge, l’Act 22, il piccolo stato caraibico offre per chi diventa residente nel paese la totale esenzione fiscale su:

  • dividendi e interessi;
  • plusvalenze e redditi da capitale a breve o lungo termine, dal momento della residenza sul territorio.

Una vera fortuna per tutti i facoltosi cittadini che pagano profumate imposte sui redditi da capitale. Per esempio, un cittadino che negli Stati Uniti paga circa il 40% di imposta sul reddito passivo, trasferendosi a Portorico non deve pagare più nulla.

Portorico ha garantito che le esenzioni fiscali rimarranno in vigore almeno fino alla fine del 2035.

Inoltre sono state introdotte agevolazioni fiscali anche per le società. Aprendo una società a Portorico, il proprietario deve risultare impiegato, con uno stipendio di almeno 250.000 dollari o l’equivalente di un terzo dei profitti. Su tale reddito dovrà pagare le tasse locali del 33%, oltre al 2,9% per la sanità e il 12,4% (sui primi 117.000 dollari dello stipendio) per la previdenza.

Perciò, se il vostro business non genera utili superiori ai 250.000 dollari, non esiste alcun beneficio per questa strategia. Ma se la vostra società guadagna più di 250.000 dollari, sulla parte eccedente avrà da pagare soltanto il 4% come imposta sul reddito d’impresa.

Troppo bello per essere vero? Vedremo nei prossimi anni se il tentativo di Portorico di attirare hedge funds, società industriali, investitori immobiliari e facoltosi residenti avrà il successo che il piccolo stato si attende.

Ma, soprattutto, vedremo se il governo portoricano riuscirà a mantenere in essere le agevolazioni fiscali, resistendo alle pressioni che certamente gli Stati Uniti faranno nel caso in cui molti suoi contribuenti dovessero fuggire con destinazione Portorico.

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