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La guerra dei brevetti tra Cina e Giappone per il mercato dei magneti

La partita che si sta giocando sui brevetti per i magneti al neodimio tra Cina e Giappone, potrebbe essere determinante per le prospettive di sviluppo del mercato globale delle auto elettriche.

Alcuni produttori cinesi di magneti a base di terre rare, stanno cercando di approfittare della scadenza di un brevetto chiave detenuto dalla giapponese Hitachi Metals Ltd.

Ciò consentirebbe loro di aumentare significativamente le esportazioni di magneti utilizzati in moltissimi prodotti, dai motori agli smartphone.

La Hitachi detiene più di 600 brevetti a livello globale sui magneti a base di terre rare, alcuni dei quali acquisiti dalla Sumitomo Special Metals negli anni 2000.

La fine del brevetto, sta scatenando una guerra tra Hitachi, produttori cinesi e altre aziende che cercano di sfruttare il mercato

Il brevetto in questione è vecchio di 17 anni e definisce la struttura di uno specifico tipo di magnete che utilizza neodimio e cobalto. Senza brevetto era fino ad ora impossibile per i produttori cinesi vendere ai clienti statunitensi, nonostante alcuni di loro si fossero alleati per promuovere i loro prodotti e combattere la Hitachi.

La fine del brevetto, sta scatenando una guerra tra Hitachi, produttori cinesi e altre aziende che cercano di sfruttare il mercato.

I magneti al neodimio rivestono una grande importanza sia per gli smartphone che per i veicoli elettrici e ibridi. Una guerra dei prezzi potrebbe potenzialmente ridurre il costo dei prodotti finali e, nel caso delle auto elettriche, aprire le porte ad un’espansione della mobilità elettrica sul mercato globale.


Sul fronte del mercato delle terre rare, la contesa sui brevetti tra Giappone e Cina, non ha per nulla scaldato i prezzi che, per il sesto mese consecutivo, sono stabili, in un contesto nel quale il governo cinese sta cercando di mettere ordine al mercato interno. Perciò ha intensificato il controllo sull’applicazione delle normative ambientali presso gli impianti che producono terre rare e sta cercando di reprimere le miniere illegali e il contrabbando.

Durante la scorsa estate i funzionari di Pechino hanno effettuato una serie di verifiche ambientali in varie fabbriche, sospendendo l’attività di quelle non in regola. Le ispezioni hanno riguardato un totale di otto province e regioni, tra cui la Mongolia Interna, Heilongjiang e Jiangsu.

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