Carbone: il 2018 sarà un altro anno di crescita per i prezzi?

Anche se il mondo si sta muovendo verso l’energia verde, il carbone è tutt’altro che in disuso. Ma quali sono le prospettive di questo mercato per il 2018?

Carbone: il 2018 sarà un altro anno di crescita per i prezzi?

Molti pensano che il carbone sia un fantasma del passato visto che molti paesi stanno investendo su combustibili più puliti. Per esempio, nel Regno Unito, il carbone rappresentava circa il 40% del mix energetico nel 2012 ma, nei primi sei mesi del 2017, è sceso ad appena il 2%.

Tuttavia, il mercato di questo vecchio combustibile fossile è tutt’altro che morto e, nel corso del 2017, i prezzi sono andati molto meglio di quanto previsto. Pur con un inizio dell’anno difficile, le restrizioni degli approvvigionamenti in Cina e la buona domanda dei paesi emergenti hanno fatto crescere i prezzi  nella seconda metà dell’anno.

I prezzi del carbone nel 2017

Il punto più alto raggiunto dai prezzi nel corso dell’anno scorso è stato di 97 dollari a tonnellata (a ottobre), mentre quello più basso è stato di quasi 75 dollari (a maggio). Il ciclone Debbie ha causato una grave interruzione delle forniture e la chiusura dei forni ad induzione in Cina, con una conseguente pressione verso l’alto per i prezzi.

Ma anche le minori esportazioni australiane e la maggiore domanda cinese hanno fatto la loro parte.

Il 2018 per il carbone

La domanda durante il nuovo anno beneficerà della crescente necessità di energia elettrica nelle economie emergenti. Tuttavia, molti altri paesi continueranno ad allontanarsi dal carbone per passare all’energia verde.

Ancora una volta, sarà la Cina, il primo produttore e consumatore del mondo, a determinare le sorti del carbone nel 2018. Il fattore chiave, in particolare, sarà il governo cinese e la sua reale volontà di applicare regole più severe per combattere l’inquinamento. Ma se la produzione di carbone del gigante asiatico dovesse crescere, i prezzi potrebbero scendere.

Secondo Wood Mackenzie, la domanda di carbone termico si indebolirà in Cina e India, mentre crescerà nel sud est asiatico, in particolare nel Vietnam. Per il carbone metallurgico, invece, ci sarà una crescita della domanda in India, che compenserà il calo di altre zone nel mondo.

Certamente, il mercato continuerà a subire l’influenza della decisione delle grandi aziende minerarie, come Rio Tinto, che stanno cercando di uscire completamente dal settore. Stesso discorso per i grandi investitori, come il fondo sovrano norvegese, che stanno limitando la propria esposizione nel settore per motivi ambientali ed etici.

Ma arriviamo a parlare di prezzi…

Secondo il sondaggio di FocusEconomics, il prezzo medio del carbone termico nel 2018 sarà di 79,60 dollari per tonnellata. La previsione più rialzista è di Investec con 92,50 dollari, mentre la più ribassista è di BMO Capital Markets con 70 dollari.

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1 Commento

  1. Ma la risposta alle esigenze di energia ed elettricità del mondo, la danno le moderne tecnologie che consentono di utilizzare il Carbone in modo del tutto opportuno e prevenendo le vere emissioni nocive in atmosfera: Particolato Fine, Ossidi di Zolfo ed Azoto.

    E’ quindi su questo che dovrebbe focalizzarsi l’analisi delle cose, mettendo da parte le fuorvianti teorie climalteranti su cui galleggiano e speculano i … “salvamondo”, il loro mondo economico!

    Con le moderne tecnologie infatti, si aumenta sensibilmente l’efficienza di combustione e si riducono quindi sensibilmente i consumi (a parità di elettricità prodotta, le relative emissioni ed anche quelle di CO2. Infatti, per ogni punto percentuale di miglioramento dell’efficienza, diminuiscono del 3% circa le emissioni di CO2.
    Passare quindi da un’efficienza media del 30-35% ad una del 45% (tecnologie attuali – USC) si riducono anche le emissioni di CO2, molto meglio e di più dei fuorvianti programmi Ue e dell’assurdo accordo di Parigi – CoP21.

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