Invisibili agli occhi di tutti ma presenti in tutto il mondo, i cavi transfrontalieri a lunga distanza, noti come interconnettori, si stanno sviluppando a grande velocità e dovrebbero favorire una nuova era per il commercio internazionale di energia.
Negli ultimi anni, la spinta verso l’elettricità pulita ha subito un’accelerazione e l’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) prevede che la capacità di energia rinnovabile crescerà di 2.400 gigawatt tra il 2022 e il 2027. È una quantità enorme, che corrisponde all’intera capacità elettrica della Cina di oggi.
La catena di approvvigionamento dei cavi è a rischio
Ovviamente, per trasportare tanta elettricità serve una quantità enorme di nuovi cavi elettrici, cosa che sta mettendo a dura prova le catene di approvvigionamento dei cavi e delle stazioni di conversione necessarie per la connessione alla rete.
Per esempio, il previsto cavo elettrico NeuConnect che collegherà Germania e Regno Unito attraversando più di 700 chilometri di fondali marini è in ritardo di quattro anni, in gran parte a causa delle difficoltà nell’acquisizione delle forniture di cavi elettrici. Anche un altro collegamento tra Danimarca e Gran Bretagna è stato ritardato da vari problemi, tra i quali una congestione del mercato dei cavi.
Secondo il Financial Times, esistono fondati timori che questi casi possano essere solo un assaggio di ciò che verrà. La domanda di interconnettori e altre infrastrutture energetiche (turbine eoliche ad esempio) sta crescendo rapidamente, mentre le forniture di entrambi sono concentrate tra relativamente poche aziende, che hanno difficoltà ad assicurarsi le materie prime come il rame per le proprie fabbriche.
La mancanza di capacità della catena di approvvigionamento potrebbe diventare un grave collo di bottiglia per il settore. Le difficoltà di assicurarsi i materiali critici necessari e al giusto prezzo potrebbero ritardare o addirittura far deragliare la transizione energetica.
Produrre questo tipo di cavi è una faccenda molto complicata
Produrre cavi in grado di funzionare su fondali marini profondi e irregolari è qualcosa di estremamente complesso. I fili che conducono elettricità sono in rame o alluminio, avvolti in diversi strati di isolamento e protezione, come carta imbevuta di fluido non conduttivo, piombo, plastica e acciaio. La produzione di questi cavi deve essere perfetta, poiché basta un granello di sabbia all’interno per comprometterne il funzionamento. Come immaginabile, anche la posa in mare aperto e negli oceani è un’impresa straordinariamente impegnativa.
Tuttavia, nonostante queste complessità, la domanda di cavi ad alta tensione (HVDC) è in forte espansione. Secondo l’Amministratore Delegato di Prysmian, società italiana leader nel settore, il mercato è passato dai 3 miliardi di dollari per nuovi progetti all’anno tra il 2015-2020 agli 11 miliardi di dollari nel 2022. Nel 2023, il valore stimato dei nuovi ordini dovrebbe superare i 20 miliardi di dollari.
SOS: mancherà rame
Riguardo a questo complesso e critico mercato, alcuni analisti dubitano che la capacità produttiva possa riuscire a tenere il passo con il ritmo dei nuovi progetti per raggiungere gli obiettivi di zero emissioni nette. Secondo la società di consulenza 4C Offshore, ci sarà una grave carenza di cavi ad alta tensione al di fuori della Cina nella seconda metà del decennio.
Mentre la domanda di cavi ad alta tensione è particolarmente elevata in Europa, anche negli Stati Uniti ci sono difficoltà nel reperire le apparecchiature. Per esempio, l’anno scorso, nel paese ci sono state carenza di trasformatori e altri componenti di rete.
In tutto questo, gioca un ruolo fondamentale il rame, di cui viene dato per certo un deficit tra 4 e 5 milioni di tonnellate a metà di questo decennio, poiché le reti elettriche, le turbine eoliche e le auto elettriche assorbiranno grandi quantità di metallo rosso.
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