Il rischio non riguarda soltanto gli altiforni. Secondo l’associazione dei distributori europei di acciaio EUROMETAL, la vera fragilità dell’industria continentale sta nella progressiva marginalizzazione della filiera siderurgica a valle: distribuzione, trasformazione, manifattura.
Senza una rete competitiva di distributori e settori utilizzatori, l’acciaio prodotto in Europa perde la propria ragion d’essere economica. La domanda interna si indebolisce, la base industriale si restringe e l’occupazione si sposta altrove.
Tutele asimmetriche: acciaio grezzo protetto, derivati esposti
Negli ultimi anni l’Unione Europea ha applicato misure di salvaguardia e contingenti tariffari sulle importazioni di acciaio grezzo. Tuttavia, molti prodotti derivati e semilavorati entrano nel mercato europeo con vincoli più limitati.
Questa asimmetria, secondo EUROMETAL, ha contribuito a un’erosione progressiva dei consumi di acciaio europeo nell’arco degli ultimi quindici anni. Non perché la domanda finale sia scomparsa, ma perché una quota crescente viene soddisfatta da beni finiti o semilavorati importati, che incorporano acciaio prodotto fuori dalla UE.
Il risultato è una compressione dei margini per distributori e trasformatori europei, che si trovano a competere con prodotti già lavorati, spesso provenienti da paesi con costi industriali e ambientali inferiori.
L’Europa diventa un mercato di sbocco per i semilavorati da tutto il mondo
Il quadro si complica ulteriormente sul piano globale. Con l’estensione delle misure di protezione negli Stati Uniti e in Canada anche ai prodotti derivati, una parte dei flussi internazionali rischia di essere reindirizzata verso l’Europa.
Esportatori di grandi dimensioni come Cina, India e Turchia potrebbero trovare nel mercato europeo un approdo relativamente più accessibile. Se questa dinamica dovesse consolidarsi, la pressione competitiva sui segmenti downstream europei aumenterebbe in modo significativo.
L’assenza di strumenti a protezione dei prodotti a valle crea un “campo di gioco” sbilanciato, che penalizza chi opera nella trasformazione e distribuzione all’interno della UE.
Salvaguardie UE: prezzi più alti senza più produzione?
Dal mese di luglio sono previste modifiche alle salvaguardie sull’acciaio, tra cui tagli rilevanti alle quote e un dazio del 50% sui volumi eccedenti.
L’obiettivo dichiarato è rafforzare la protezione dell’industria europea. Tuttavia, l’effetto concreto potrebbe essere un aumento significativo dei prezzi interni dell’acciaio, non necessariamente accompagnato da un incremento della produzione europea.
In uno scenario di prezzi più elevati per la materia prima e contemporanea apertura ai prodotti derivati importati, il divario competitivo per i trasformatori europei rischia di ampliarsi ulteriormente. Le imprese clienti potrebbero quindi accelerare strategie di delocalizzazione produttiva verso paesi come India o Serbia, dove i costi complessivi risultano più contenuti.
CBAM: sostegno alla decarbonizzazione, ma troppe incognite
Sul fronte climatico, EUROMETAL ribadisce il proprio sostegno agli obiettivi di decarbonizzazione, ma solleva perplessità operative sul Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM).
Restano aperte questioni metodologiche cruciali come i benchmark emissivi, le procedure di certificazione e i requisiti documentali per operatori extra-UE. Bozze di linee guida giudicate ambigue e requisiti di certificazione globali difficilmente applicabili rischiano di impedire alle imprese di stimare con precisione i costi.
L’incertezza, in questo contesto, è di per sé un costo. Se le aziende non sono in grado di modellizzare l’impatto finanziario del meccanismo, il rischio è di trovarsi esposte a oneri inattesi al momento dell’entrata in vigore dei pagamenti.
Se Bruxelles non cambia passo, l’Europa potrebbe assistere a una progressiva perdita di capacità industriale nel giro di pochi anni, con effetti non solo economici ma anche strategici.
Il tema non è protezionismo contro apertura dei mercati. È la coerenza tra politica commerciale, politica climatica e politica industriale. Se questi tre livelli non dialogano tra loro, il rischio è che l’industria europea venga schiacciata da costi crescenti e concorrenza esterna sempre più aggressiva.
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