CBAM sotto accusa: l’industria europea teme delocalizzazioni e chiusure

Al vertice internazionale sull’industria siderurgica di Çeşme, il tema dominante non è stato tanto l’acciaio quanto il carbonio. Dal 2026, infatti, CBAM ed ETS rischiano di ridisegnare prezzi, competitività e flussi commerciali dell’intera siderurgia europea. Il messaggio emerso dal panel è chiaro: la transizione verde, senza regole uniformi, potrebbe trasformarsi in un gigantesco problema industriale.

Alexander Julius, presidente di EUROMETAL, ha denunciato il rischio di una deindustrializzazione mascherata, accusando Bruxelles di concentrarsi sulla produzione primaria ignorando il manifatturiero europeo, che occupa circa 13 milioni di lavoratori. Secondo Julius, molte aziende extra-UE aggirano facilmente i dazi modificando marginalmente i prodotti per cambiare codice doganale.

Anche Fatih Gökçe di Diler Holding ha invitato al pragmatismo. L’idrogeno, spesso presentato come soluzione definitiva, resta lontano da un’applicazione industriale di massa. Nel frattempo, l’uso di valori standardizzati sulle emissioni potrebbe aggiungere oltre 100 euro per tonnellata ai costi, mettendo fuori mercato produzioni a basso margine.

Gabriel Rozenberg, CEO di CBAMBOO, ha ricordato che il CBAM non è più una teoria ma un sistema vincolante, mentre Tsanislav Kolev di NLMK Europe ha sottolineato che i clienti non sono disposti a pagare di più per l’acciaio verde.

Sul fondo rimane una domanda irrisolta e cioè come decarbonizzare l’industria europea senza accelerarne la fuga verso paesi con costi e regole più favorevoli?

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