Che giugno non sia stato un buon mese per l’acciaio, lo sa chiunque operi quotidianamente sul mercato. Ma, quando anche le statistiche evidenziano nel dettaglio quanto il mese di giugno sia stato negativo, le cose paiono persino peggiori di quanto sembrassero.
Lo spread tra prezzo finale e materia prima si è ridotto del 19%
Secondo l’ultima analisi di S&P Global, lo spread tra i prezzi europei dei coil laminati a caldo (HRC) e quelli delle materie prime impiegate nella produzione, è sceso bruscamente mettendo in pericolo la redditività dei produttori di acciaio. Rispetto a maggio, lo spread si è ridotto del 19% (428 dollari a giugno contro i 490 dollari di maggio), schiacciato dai prezzi dell’acciaio che scendevano e dalla domanda sempre più debole.
Per chi non segue l’andamento di questo spread, basta considerare che nel 2022 aveva una media di 520 euro a tonnellata e nel 2021 addirittura di 636 euro a tonnellata. Ad aprile 2022 si era assistito anche ad un picco di 858 euro a tonnellata.
Lo spread calcolato da S&P Global da un’idea abbastanza buona dell’andamento dei margini operativi delle acciaierie, ma non conteggia i costi logistici interni, quelli dell’energia elettrica, del gas naturale o di altri prodotti di consumo come ferroleghe, anodi e refrattari (non sono inclusi nemmeno i costi per il funzionamento degli impianti di sinterizzazione e di cokeria).
A giugno la media dei prezzi è di 688,86 euro per tonnellata
In termini assoluti, i prezzi degli HRC in giugno hanno avuto una media di 688,86 euro per tonnellata (franco fabbrica Ruhr), in calo dell’11,2% rispetto a maggio. Di contro, la media dei prezzi del minerale di ferro importato dalla Cina è risultata in aumento del 7,1% rispetto a maggio. Leggeri aumenti anche per i prezzi del carbone da coke.
Va infine anche considerato che la maggior parte degli HRC prodotti in Europa proviene da acciaierie integrate che utilizzano altiforni e minerale di ferro, mentre i forni elettrici ad arco (EAF) sono ancora la minoranza. Quindi, il prezzo del minerale di ferro e del carbone hanno un impatto significativo sui costi produttivi e sul prezzo finale del metallo.
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