Un coniglio pasquale a 10 euro, uova di cioccolato da 320 grammi a 18 euro (oltre 60 euro al chilogrammo), una tavoletta fondente da 100 grammi a 8 euro. Il consumatore guarda lo scaffale e vede solo una cosa: prezzi ancora alti, nonostante il cacao sia tornato indietro nel tempo.
Nel 2024 il cacao aveva superato i 12.000 dollari a tonnellata, un picco che aveva fatto sembrare il rally del bitcoin quasi una lenta passeggiata. Oggi siamo intorno ai 3.165 dollari, livelli simili a tre anni fa. Eppure il prezzo del cioccolato non ha seguito la stessa traiettoria discendente.
Il rally del cacao: clima, malattie e caos produttivo
Tra il 2023 e il 2024 il mercato del cacao ha cambiato faccia, non più una commodity agricola ma una materia prima geopolitica. Due terzi della produzione mondiale dipendono dall’Africa occidentale e lì è successo di tutto: piogge eccessive, caldo estremo, malattie delle piante, problemi nei fertilizzanti. Il risultato è stato un crollo dell’offerta e una crescita dei costi. Non è stata solo una crisi agricola, ma un assaggio di instabilità strutturale.

Ma veniamo al punto che più interessa i consumatori e cioè il prezzo della cioccolata. Non sempre la quotazione spot del cacao è quella che determina il costo del cioccolato, come sta accadendo proprio oggi. Infatti, le grandi aziende acquistano materie prime con mesi, a volte anni di anticipo. E alcuni semilavorati, come le cacao nibs, possono essere conservati a lungo. Questo significa che il cioccolato venduto oggi è stato prodotto con cacao comprato quando i prezzi erano ancora alti e che i bilanci aziendali riflettono costi storici, non quelli attuali.
Il vero problema: il cacao è solo una parte del costo
Ridurre tutto al cacao è comodo, ma fuorviante. Infatti, il prezzo del cioccolato è una somma di molti fattori che negli ultimi anni si sono mossi in direzioni diverse. Negli ultimi anni lo zucchero è sceso, mentre gli oli vegetali sono saliti, così come energia, lavoro e trasporti. E poi c’è il grande fattore invisibile costituito del packaging.
La plastica utilizzata per le confezioni deriva da petrolio e gas. E qui entra in scena la geopolitica. Le tensioni in Medio Oriente stanno già colpendo le resine plastiche, con produttori che parlano di interruzioni senza precedenti. La conseguenza è che anche se il cacao scende, il costo per incartare il cioccolato può salire.
La strategia dei produttori: ridurre le quantità e alzare i prezzi
Di fronte a un mercato tanto instabile, i produttori non stanno a guardare, ma cercano di adattarsi con l’obbiettivo di preservare i profitti. La prima strategia è ridurre il contenuto di cacao nei prodotti.
La seconda strategia è più radicale e consiste nell’usare alternative come cacao fermentato in laboratorio, ingredienti upcycled e persino cioccolato senza cacao. Ma queste innovazioni costano e chi le paga è sempre il consumatore finale, con il rischio evidente di sostituire una materia prima instabile con tecnologie ancora più costose.
Le uova di Pasqua raccontano meglio di qualsiasi grafico cosa sta succedendo. Prodotti più piccoli e più cari per il secondo anno consecutivo. Non è solo inflazione ma strategia industriale: ridurre il contenuto, mantenere il prezzo, proteggere i margini. Il consumatore vede meno grammi e il produttore vede continuità di profitto.
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