Rimpatriare la produzione di rame? La politica dice sì, i conti dicono no

Le raffinerie di rame, oltre a quelle di alluminio e nichel, segnalano una frattura strutturale tra la narrazione politica del reshoring occidentale e la realtà degli investimenti industriali.

Nei palazzi del potere occidentale (G7) da qualche anno si pensa di riprendere il controllo della filiera dei metalli critici, di rimpatriare la raffinazione e di ridurre la dipendenza dalla Cina. È un ragionamento comprensibile, politicamente coerente e, in larga misura, corretto nei presupposti. Il problema è che i mercati non non ne vogliono
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