Mentre nei salotti finanziari si discute di transizione ecologica, i numeri nudi e crudi ci svelano che metà delle emissioni globali del 2023 è generata da sole 36 entità. A certificarlo è il Carbon Majors, un database che mappa la produzione storica di centinaia di operatori del settore fossile e del cemento, smontando parecchie illusioni sulle reali dinamiche industriali che muovono il pianeta.
L’elefante nella stanza ha un nome preciso e veste i panni del colosso petrolifero saudita. Se per un attimo considerassimo Saudi Aramco alla stregua di una nazione sovrana, quest’unica azienda si piazzerebbe al quarto posto assoluto tra i maggiori inquinatori mondiali, superata nei volumi soltanto da Cina, Stati Uniti e India.
Spesso la narrazione mediatica tende ad accanirsi contro i grandi marchi occidentali quotati in borsa come ExxonMobil, Chevron, Shell, TotalEnergies e BP, che tuttavia cubano tutti insieme soltanto il 5% dell’anidride carbonica globale derivata dai combustibili fossili. Nel frattempo, la vera spina dorsale dell’inquinamento sfugge alle logiche classiche degli azionisti ed è controllata in modo ferreo dai governi, con 16 apparati di Stato che occupano le prime 20 posizioni della classifica e pesano da soli per 17,5 gigatonnellate di anidride carbonica equivalente (GtCO₂e).
Il trionfo silenzioso di carbone e cemento
In questo scacchiere geopolitico in cui la potenza si misura ancora in fumi di scarico, le dinamiche asiatiche giocano una partita a sé stante. Basti pensare che soltanto otto conglomerati statali o parastatali cinesi sono responsabili del 17,3% dell’intero volume mondiale di emissioni legate alle fonti fossili e ai materiali da costruzione.
Guardando alle materie prime, i dati smentiscono impietosamente la presunta agonia del carbone, che continua a dominare la scena rappresentando il 41,1% delle emissioni censite e registrando una crescita costante dal 2016. L’anno scorso i volumi legati a questa fonte sono ulteriormente saliti dell’1,9%, aggiungendo 258 megatonnellate (MtCO₂e) al bilancio globale.
A ruota segue il settore infrastrutturale puro, con l’industria del cemento che ha registrato un salto in avanti del 6,5% per alimentare cantieri che non conoscono pause, pompando nell’atmosfera altre 82 MtCO₂e. Sul fronte degli idrocarburi, le emissioni del gas naturale sono scese del 3,7% mentre quelle del petrolio sono rimaste costanti, evidenziando come l’economia pesante globale continui a seguire agende di sviluppo del tutto impermeabili ai trattati internazionali.

Le prime 10 aziende per emissioni globali
| Entità | Quota di emissioni globali (%) | |
|---|---|---|
| 1 | Saudi Aramco | 4.4% |
| 2 | Coal India | 3.7% |
| 3 | CHN Energy | 3.7% |
| 4 | Jinneng Group | 2.9% |
| 5 | Cement industry of China | 2.8% |
| 6 | National Iranian Oil Company | 2.8% |
| 7 | Gazprom | 2.3% |
| 8 | Rosneft | 1.9% |
| 9 | Shandong Energy | 1.7% |
| 10 | China National Coal Group | 1.7% |
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