Il boom dell’acciaio in Arabia Saudita è costruito dallo Stato
L’Arabia Saudita punta sull’acciaio nazionale: analisi di un mercato fatto di investimenti, protezioni commerciali e appalti pubblici.
L’Arabia Saudita punta sull’acciaio nazionale: analisi di un mercato fatto di investimenti, protezioni commerciali e appalti pubblici.
Il tungsteno cresce sotto la pressione della politica: prezzi circa triplicati in cinque mesi, esportazioni cinesi selettive e nuove regole statunitensi sull’origine del materiale.
Goldman Sachs mantiene il target dell’oro a 5.400 dollari l’oncia entro fine 2027 nonostante la stretta della Fed. Pesano dollaro, rendimenti e Medio Oriente.
La UE ha selezionato 60 progetti strategici sui minerali critici, ma 23 di questi rischiano già di fallire e la francese Viridian Lithium è andata in bancarotta.
Oro, riserve e geopolitica: perché Pechino continua ad accumulare metallo mentre i dati sul lavoro americano sostengono l’ipotesi di tassi più alti.
Nel Nepal devastato da inondazioni e frane, oltre 7.800 agenti cercano non solo persone disperse ma anche almeno 20 caveau bancari spazzati via dalle acque, tra contanti, oro e il rischio di sciacallaggio.
Secondo UBS, le materie prime sono entrate in una fase strutturale, sostenuta da elettrificazione, intelligenza artificiale e anni di investimenti mancati. I numeri raccontano una scarsità fisica che i mercati finanziari non possono più ignorare.
Tra gennaio 2025 e aprile 2026 i minerali critici hanno registrato rialzi eccezionali. Dietro i prezzi non c’è solo il ciclo industriale, ma la crescente fragilità delle filiere concentrate in pochi paesi.
Dall’acciaio al CBAM, passando per i macchinari: l’Europa rincorre ogni squilibrio commerciale con nuovi dazi e nuove barriere, innescando una spirale protezionistica che rischia di tagliarla fuori dai mercati export, lasciando ai concorrenti asiatici il vantaggio competitivo che Bruxelles pensava di difendere.
La crisi del concentrato di rame in Cina e l’ascesa dei minerali critici descrivono un mercato in cui riciclo, tecnologia e politica estera si contendono la stessa risorsa: la disponibilità fisica dei metalli che tengono in piedi industria, difesa e transizione energetica.
Il peso del rame nei conti di Rio Tinto e BHP sta crescendo fino a superare quello del minerale di ferro, spinto da prezzi forti, transizione energetica ed elettrificazione.
La classifica europea degli attivi bancari a fine 2025 assegna alla Francia il primato per concentrazione di grandi gruppi. BNP Paribas guida davanti a HSBC e Crédit Agricole, mentre Italia, Spagna e Germania riflettono modelli di credito profondamente diversi.
Il boom dell’oro sostiene esportazioni, riserve e gettito fiscale in Asia Centrale, ma espone Uzbekistan, Kyrgyzstan e Kazakhstan a inflazione, debito e dipendenza da un’unica materia prima.
Tra tassi alti, guerra in Iran e fame di rame per l’AI, i mercati dei metalli industriali e preziosi vivono un 2026 nervoso: rame sostenuto da domanda strutturale e offerta in affanno, alluminio che ha già dimenticato il premio geopolitico, platinoidi divisi tra la resilienza del platino e il crollo di fiducia sul palladio.
L’Italia ha raccolto 972,5 miliardi di euro tra imposte e contributi nel 2025, pari al 43,1% del PIL. Divisi per i residenti, equivalgono a 16.499 euro annui e, in un esercizio statistico su 83 anni di vita media, a circa 1,37 milioni di euro per persona.
I tagli di luglio ai listini di De Beers segnano il cedimento della lunga difesa di prezzi superiori al mercato. Meno sightholders e una filiera schiacciata tra domanda debole, pietre di laboratorio e incertezza geopolitica.
Una ricerca della Taxhells Strategic Research Initiative propone una rilettura del concetto di inferno fiscale: non più basato sulle aliquote, ma sul peso della trasparenza, della raccolta dati e degli obblighi di conformità.
La brusca correzione dell’argento nel secondo trimestre 2026 ha ridimensionato l’euforia di inizio anno, ma non ha modificato i fondamentali del mercato.
In cinque anni le riserve teoriche di terre rare sono scese da 500 a 218 anni, il litio si è dimezzato e l’uranio ha perso 31 anni. I dati USGS, OPEC e NEA raccontano un’accelerazione nei consumi di minerali critici che ridisegna le priorità geopolitiche e di investimento globali.
Secondo il Financial Times, le banche centrali stanno riportando l’oro nei propri caveau nazionali, mentre aumentano gli acquisti di metallo prezioso e diminuisce la fiducia nella neutralità delle infrastrutture finanziarie internazionali.
Un antico impatto meteoritico nei Goldfields dell’Australia Occidentale potrebbe aver redistribuito l’oro nella crosta terrestre.
L’oro ha superato gli US Treasuries come principale asset di riserva globale detenuto dalle banche centrali. Cresce la sfiducia verso un sistema finanziario troppo dipendente dal dollaro e sempre più esposto a tensioni geopolitiche e sanzioni.
Il conflitto in Medio Oriente non sta solo agitando i mercati ma sta riscrivendo le catene globali di approvvigionamento di petrolio, LNG, fertilizzanti, petrolchimica e alluminio.
La produzione globale di antimonio è crollata del 28% in cinque anni, le restrizioni cinesi hanno ridisegnato la mappa dell’approvvigionamento e i progetti occidentali sono ancora lontani dalla scala produttiva necessaria.
Oro, argento, platino e palladio tornano al centro dell’attenzione come strumenti di difesa del patrimonio e di diversificazione. Scopriamo come funzionano, quali sono i rischi reali e come costruire una strategia solida tra bene rifugio, domanda industriale e nuove opportunità di mercato.
Il mercato europeo della consulenza e del forecasting sui metalli è un segmento di nicchia dominato da operatori internazionali, mentre in Italia esiste un ecosistema più ristretto ma ben riconoscibile. Mappa completa dei player europei e italiani.
BlackRock, Fidelity e Regal Partners parlano di super-ciclo dei metalli. Tutto quello che c’è da sapere sulla grande scommessa sui metalli industriali.
L’oro sta tornando al centro delle riserve globali mentre le banche centrali riducono l’esposizione al dollaro. Secondo Deutsche Bank, la frammentazione geopolitica e il timore di sanzioni occidentali potrebbero spingere il metallo fino a 8.000 dollari l’oncia nei prossimi cinque anni.
La guerra in Iran ha scatenato una nuova stagione d’oro per i grandi trader di materie prime. Vitol ha incassato circa 2 miliardi nel primo trimestre, Gunvor ha già superato i profitti dell’intero 2025, e Mercuria punta a risultati vicini al record del 2022.
Il calo delle previsioni sull’oro di Morgan Stanley segnala un cambiamento strutturale: da bene rifugio a indicatore macro, tra tassi reali in aumento e nuove dinamiche geopolitiche.