Offshore

Paradisi fiscali e poteri forti della finanza

Esiste un centro della finanza mondiale e quale ruolo ha giocato in tutti questi anni? La storia della crescita dei paradisi fiscali ci aiuta a capire dove sono le “stanze dei bottoni” della finanza internazionale.

Nel nuovo mondo globalizzato e dopo numerose bolle finanziarie cresciute e poi esplose, la sensazione che il destino della nostra società sia fortemente influenzato dalla finanza, è molto forte e diffusa.

Quando si pensa al centro finanziario mondiale per eccellenza, dove si decidono i destini di intere popolazioni e dove si muovono virtualmente fiumi di denaro, si fa riferimento senza esitazione a Wall Street, dove ha sede la borsa di New York. Quest’idea è stata in parte amplificata da Hollywood e dalle cronache quotidiane di tutti i mass-media, che fanno sempre riferimento alla piazza americana quando si tratta di argomenti finanziari.

Ma siamo proprio sicuri che i poteri forti della finanza siano proprio a Wall Street? È a Wall Street che vengono prese le decisioni importanti che determinano i flussi finanziari mondiali? Ripercorrendo brevemente la storia dell’ultimo secolo, possiamo trovare molti indizi su quale sia stato e quale sia il vero centro finanziario mondiale.

Catapultiamo la nostra attenzione indietro negli anni ed arriviamo al 1850, quando la Gran Bretagna era il principale centro della produzione mondiale, con il 50% di tutta la produzione globale sul territorio del Regno Unito. La capitale economica e finanziaria di questo impero era Londra.

E da quel momento, cioè dal 1960, i paradisi fiscali decollarono

Naturalmente, erano anni in cui le informazioni erano statiche e inaccessibili e strumenti come internet o il fax dovevano ancora essere inventati. Perciò effettuare e mantenere degli investimenti all’estero era una faccenda assai complicata e appannaggio di specialisti con esperienze molto approfondite nei rispettivi settori. In questo periodo nascevano nella City di Londra, il centro finanziario della città, tutta una serie di istituzioni commerciali di piccole e medie dimensioni che erano specializzate in vari paesi del mondo: Ghana, Nicaragua, Colombia e così via.

Con il declino dell’Impero Britannico dopo la Seconda Guerra Mondiale, la funzione e l’importanza di queste istituzioni non venne meno. Considerando che, anche dopo la Seconda Guerra Mondiale, era stata ristabilita la cosiddetta area sterlina, che riguardava il 40% di tutto il commercio mondiale, si comprende l’importanza che rivestiva la City e tutti gli specialisti che vi lavoravano.

Ma di lì a poco la loro importanza sarebbe cresciuta ulteriormente con l’esplosione dei paradisi fiscali. Nel 1956 venne deciso dalla Banca d’Inghilterra e dalle principali banche commerciali di Londra che ogni transazione tra due soggetti non residenti e in valuta straniera, non sarebbe stata soggetta alle normative britanniche. La decisione, che doveva avere un carattere transitorio, aveva l’obbiettivo di non danneggiare la bilancia dei pagamenti britannica ma di fatto creò il cosiddetto euromarket, un mercato offshore che offriva grandissimi vantaggi fiscali e normativi per società e privati cittadini. E da quel momento, cioè dal 1960, i paradisi fiscali decollarono.

Ma l’aspetto interessante e non molto visibile è che i principali centri offshore mondiali sono direttamente collegati con la City di LondraGuernsey, Jersey, l’Isola di Man, Bermuda, le Isole Cayman, la Svizzera e il Lussemburgo hanno il cuore finanziario a Londra. Infatti guardando i dati sugli impieghi e sui depositi internazionali la City è il principale centro finanziario del mondo che, tenendo conto anche delle ex-colonie britanniche, raggiunge una percentuale del 40% di tutti i depositi e di tutti gli investimenti internazionali.

La City di Londra è il cuore di tutta una rete di centri finanziari ad essa collegati e senza questa considerazione non si può capire il funzionamento di tutta la finanza mondiale.  Di fatto, è un secondo Impero Britannico, occulto e discreto, che lascia la carta e la bassa manovalanza in paesi a cui formalmente ha concesso l’indipendenza, ma che manovra tutto dalla City. E lo stato inglese ha un ruolo centrale nel mantenimento di questo epicentro finanziario e nella regolamentazione internazionale di tutto il mercato finanziario.


Naturalmente, la leggendaria cautela e discrezione inglese, ha sempre portato a sminuire pubblicamente l’importanza della City nel quadro della finanza globale.

Anche se dopo la crisi finanziaria del 2008 l’Unione Europea è a favore di norme più severe per regolamentare le attività finanziarie e tutti i paradisi fiscali, Londra non sembra del tutto favorevole. E considerando che il rapporto di forza, in termini finanziari, tra i due contendenti è clamorosamente sbilanciato, non è difficile scommettere su chi avrà la meglio.

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