A 60 dollari per libbra, l’uranio è uno dei metalli più performanti di quest’anno. Fino ad oggi, nel corso di quest’anno ha guadagnato il 20%.
Non succedeva dal 2011 che i prezzi dell’uranio arrivassero a 60 dollari, in un clima rialzista che illumina le prospettive future. Infatti, il ruolo del nucleare nella transizione energetica verde sta diventando evidente anche ai critici di lunga data.
Energia nucleare concentrata in Cina
Secondo la World Nuclear Association (WNA), il fabbisogno mondiale di uranio per i reattori nucleari salirà a quasi 130.000 tonnellate nel 2040, rispetto ad una stima di 65.650 tonnellate nel 2023.
Dagli attuali 391 gigawatt di elettricità degli impianti nucleari operativi, la WNA prevede che tale capacità raggiungerà i 686 gigawatt entro il 2040. Si tratta di un aumento di 71 gigawatt rispetto alle stime precedenti risalenti al 2021.
La maggior parte della nuova capacità nucleare sarà concentrata in Cina, che sta muovendosi con decisione verso l’energia nucleare per sostituire il carbone che, attualmente, soddisfa la maggior parte del fabbisogno energetico del paese. Il paese ha 23 reattori in costruzione, 23 pianificati e altri 168 allo studio che andranno ad aggiungersi ai 53 esistenti. Nel mondo sono attualmente in funzione 436 reattori e altri 59 in sono costruzione.
Una nuova era nucleare grazie alla tecnologia dei piccoli reattori modulari (SMR)
Un fattore importante in questa crescita del nucleare è la tecnologia dei piccoli reattori modulari (SMR), di cui la Russia è leader di settore. Secondo la WNA, l’adozione accelerata degli SMR porterà ad una loro capacità installata di 31 gigawatt entro il 2040. Ma, per BMO Capital Markets, si tratta di previsioni prudenti poiché tale numero potrebbe invece essere di 58 gigawatt.
Nel mercato dell’uranio giocano a tutt’oggi un ruolo importante le forniture secondarie, anche se in futuro perderanno progressivamente di importanza, passando dall’attuale livello di fornitura dell’11-14% del fabbisogno di uranio dei reattori al 4-11% nel 2050. Le forniture secondarie comprendono il combustibile nucleare riprocessato, la riduzione della miscelazione dell’uranio altamente arricchito nelle armi nucleari, il ri-arricchimento e le scorte derivanti dall’eccesso di offerta tra il 1950 e il 1970.
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