Perché il fallito golpe in Russia spaventa così tanto le materie prime

È terminata l’insurrezione russa dei mercenari della Wagner, ma il tentato colpo di stato è un grave danno per la Russia oltre ad avere conseguenze significative anche per i mercati delle materie prime.

Il conflitto in Ucraina, tra gli altri effetti, ha provocato una forte volatilità dei prezzi sui mercati delle materie prime nel 2022, mentre quest’anno abbiamo assistito ad una normalizzazione dei mercati che hanno ormai digerito l’indigesto boccone di una guerra in Europa.

Tuttavia, il tentato colpo di stato degli scorsi giorni ad opera del signore della guerra mercenario Evgeny Prigozhin, solleva grossi interrogativi sugli effetti destabilizzanti sul Cremlino, uno dei principali esportatori di petrolio e materie prime in generale, dai metalli ai prodotti agricoli, passando dall’uranio e dal grano.

Sull’orlo della guerra civile

Di fatto, la Russia si è trovata sull’orlo della guerra civile anche se adesso è stato raggiunto un accordo e Prigozhin ha ordinato alla sua milizia Wagner di tornare alle basi. Sembra sia stata determinante la mediazione del presidente bielorusso Alexander Lukashenko, come intermediario per conto di Putin.

Gli analisti sono però preoccupati che la fallita rivolta di Prigozhin sia l’anticamera di un periodo di turbolenze politiche all’interno della Russia, con la posizione di Putin e dei suoi alleati politici gravemente danneggiata dal tentativo di colpo di stato. Al contrario, se Prigozhin venisse eliminato, la posizione di Putin potrebbe riaffermarsi più forte di prima.

Ipotesi colpo di stato: petrolio a 90 dollari e volatilità alle stelle

Ma quello che terrorizza i mercati delle materie prime è la prima ipotesi, che comporterebbe il rischio di un altro colpo di stato o, quanto meno, potrebbe incoraggiare membri dell’apparato di sicurezza a rivoltarsi contro Putin. In tal caso gli esperti prevedono un prezzo del petrolio a non meno di 90 dollari al barile, con effetti ancora non quantificabili sui prezzi dei metalli e delle altre materie prime. Certamente, la volatilità dei mercati volerebbe alle stelle.

Per S&P Global Commodity Insights, l’escalation di un conflitto militare all’interno della Russia nei prossimi giorni potrebbe spingere ad aumentare le scorte di petrolio, in un momento in cui il mercato petrolifero è abbastanza tranquillo.

Nessuno dimentica che, dopo lo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina, il Brent era schizzato a 137,64 dollari al barile (8 marzo 2022), quando il 23 febbraio dello stesso anno valeva circa 100 dollari al barile. Da allora, i prezzi sono decisamente scesi (oggi, 26 giugno, il Brent quota 74,11 dollari), ma i mercati stanno già cominciando ad innervosirsi e, se dovessero arrivare altri segnali di crisi del Cremlino, potrebbero violentemente impennarsi.

METALLIRARI.COM © ALL RIGHTS RESERVED



LA LETTURA CONTINUA...