L’oro del Venezuela torna strategico per il nuovo equilibrio USA

La cattura di Maduro da parte degli USA ha riacceso l’attenzione internazionale sulle immense risorse del sottosuolo venezuelano. Tra instabilità politica e nuovi equilibri geopolitici, l’oro potrebbe tornare al centro delle strategie economiche del paese.

Le recenti e drammatiche notizie che arrivano dal Venezuela hanno riportato sotto i riflettori non solo la crisi politica di Caracas ma anche l’immenso potenziale delle ricchezze naturali del paese.

L’operazione militare statunitense che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro dopo raid aerei e scontri a Caracas, segna una delle più audaci azioni di Washington in America Latina negli ultimi decenni. L’amministrazione americana ha giustificato l’intervento come un passo per “restaurare la democrazia” e stabilizzare la regione, ma l’azione ha suscitato accuse di violazione della sovranità venezuelana e critiche da parte di molti paesi e organismi internazionali.

Ma nel contesto di questa crisi, l’attenzione degli osservatori economici e degli investitori internazionali si è estesa ben oltre il petrolio — tradizionale ricchezza venezuelana — fino alle potenzialità minerarie del paese, in particolare l’oro. Il recente aumento del prezzo dell’oro nei mercati globali dopo le notizie dal Venezuela riflette l’incertezza, ma anche l’interesse verso il sottosuolo venezuelano.

Venezuela: l’oro sommerso nel sottosuolo

Il Venezuela è da tempo considerato uno dei paesi con le maggiori riserve aurifere dell’emisfero occidentale. Le stime geologiche più diffuse suggeriscono che giacimenti auriferi potrebbero raggiungere decine di milioni di once, configurando il paese come uno dei potenziali protagonisti nell’arena mondiale dell’oro se adeguatamente valorizzato e sviluppato. Questa ricchezza mineraria si concentra principalmente nell’Arco Minerario dell’Orinoco (OMA), un’area vasta decine di migliaia di chilometri quadrati nel sud-est venezuelano. Qui, oltre all’oro, sono presenti altri minerali strategici come diamanti, coltan, bauxite e terre rare, risorse che potrebbero attrarre investimenti consistenti se la stabilità politica tornasse a consolidarsi.

L’oro ha da sempre avuto un ruolo chiave nelle dinamiche economiche venezuelane. Per esempio, tra il 2013 e il 2016 il paese ha esportato circa 113 tonnellate di oro verso la Svizzera, per un valore di oltre 5 miliardi di dollari, prima che tali esportazioni si interrompessero a causa di sanzioni internazionali e delle crescenti difficoltà interne.

Potenzialità e ostacoli allo sfruttamento minerario

Le potenzialità aurifere venezuelane non sono solo numeri su carta. Esperti del settore evidenziano che, con tecnologie moderne e adeguati investimenti infrastrutturali, la produzione potrebbe aumentare significativamente nei prossimi anni, contribuendo a diversificare un’economia tradizionalmente dipendente dal petrolio. Tuttavia, la realtà è rimasta finora ben diversa e gran parte delle attività di estrazione è stata gestita in modo irregolare da gruppi armati, cartelli criminali e loschi operatori, comportando benefici limitati per lo Stato ma con impatti sociali e ambientali negativi.

La recente turbolenza politica potrebbe rappresentare un bivio. Da un lato, un cambio di gestione e la possibile apertura al capitale straniero potrebbero favorire lo sviluppo di grandi progetti minerari; dall’altro, l’instabilità rischia di ritardare piani di investimento e di mantenere zone strategiche in mano ad attori fuorilegge.

Il caso dei giacimenti contesi

In questo quadro si inserisce l’interessante vicenda di Gold Reserve Ltd., una società canadese che da anni contende allo Stato venezuelano la proprietà di due giacimenti auriferiBrisas e Siembra Minera — espropriati tra gli anni 2000 e il 2010. Il più importante, Brisas, conterrebbe circa 10 milioni di once d’oro, un capitale potenziale di enorme rilievo su scala globale.

Con il mutato clima politico e diplomatico, l’azienda percepisce nuove opportunità di negoziazione per recuperare l’accesso alle concessioni e collocarsi come partner nello sviluppo estrattivo, anche se tali prospettive restano marginali rispetto al più vasto potenziale aurifero del paese.

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