Nuove sanzioni UE: l’acciaio importato non può contenere metallo russo

L’undicesimo pacchetto di sanzioni della UE contro la Russia richiede l’obbligo per chi importa da paesi terzi di fornire le prove di origine non-russa anche del metallo utilizzato per produrre o trasformare il prodotto importato.

Il percorso ad ostacoli per le aziende europee si fa sempre più difficile. È infatti arrivato l’undicesimo (il secondo dall’inizio dell’anno) pacchetto di sanzioni di Bruxelles contro la Russia, che, tra le altre cose, riguarda anche prodotti siderurgici, acciaio e ferro.

Prova di origine non-russa per le importazioni da paesi terzi

Le nuove sanzioni dell’Unione Europea (UE) richiedono prove di origine non-russa per le importazioni da paesi terzi. Gli importatori della UE dei prodotti siderurgici sanzionati che lavorano con un qualsiasi altro paese all’esterno dell’Eurozona saranno ora tenuti a fornire la prova che i materiali utilizzati dai fornitori non provengono dalla Russia. In altre parole, se un’azienda italiana acquista acciaio dalla Turchia, deve comprovare che il metallo non sia stato prodotto usando minerale di ferro o rottami di origine russa.

Bruxelles, con queste nuove restrizioni vorrebbe impedire alla Russia di eludere le sanzioni utilizzando paesi terzi per la lavorazione di prodotti siderurgici. In questo modo verrebbe eliminato il rischio di coinvolgimento russo nel processo di produzione del metallo, impedendo che qualsiasi sostegno finanziario possa raggiungere la Russia.

Un altro onere di non poco conto per le aziende europee

Che le nuove sanzioni possano creare un danno alla Russia non è per nulla scontato e potremo capirlo soltanto nei prossimi mesi, se non anni. Quel che è certo è che l’onere per le imprese europee sarà consistente e, secondo alcuni osservatori, potrebbe creare un doppio binario sul mercato: quello del materiale certificato no-Russia e quello del materiale non certificato. Una distinzione che rimarrà soltanto sulla carta perché sarà molto difficile identificare l’effettiva provenienza del materiale (si pensi al rottame, ma non solo, che passa di proprietà da una società all’altra, spesso senza nemmeno muoversi).

Ancora una volta, chi decide le regole europee dimostra una scarsa conoscenza del mercato e dei meccanismi che lo regolano. Al contraro, mostra una straordinaria capacità nel danneggiare la competitività delle aziende che hanno sede in Europa.

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