Oro sotto i 4.000 dollari. L’inflazione alta non basta a sostenere le quotazioni

Il mercato dell’oro continua a mostrare segnali di debolezza dopo la discesa sotto la soglia psicologica dei 4.000 dollari l’oncia, un livello che rappresenta non solo un importante supporto tecnico, ma anche un indicatore del mutato sentiment degli investitori. Il metallo prezioso si avvia infatti a registrare la quarta settimana consecutiva di ribassi, penalizzato soprattutto dal rafforzamento del dollaro e dalle crescenti aspettative di una politica monetaria più restrittiva negli Stati Uniti.

L’oro spot è sceso a 3.991,49 dollari l’oncia, mentre i future con consegna ad agosto hanno chiuso poco sopra i 4.000 dollari. Su base settimanale la perdita si avvicina al 4%, proseguendo la correzione iniziata dopo il massimo storico toccato a fine gennaio.

Il principale fattore di pressione è il rafforzamento del dollaro statunitense, che rende l’oro più costoso per gli acquirenti che operano con altre valute, frenando così la domanda fisica. Il biglietto verde beneficia della revisione delle aspettative sui tassi d’interesse della Federal Reserve americana (FED): i mercati prevedono ora tre rialzi entro la fine dell’anno e attribuiscono una probabilità del 64% a un aumento già nella riunione di settembre.

Paradossalmente, l’inflazione americana rimane elevata, con un tasso superiore al 4% registrato a maggio. In condizioni normali questo scenario favorirebbe l’oro come bene rifugio e copertura contro l’aumento dei prezzi. Tuttavia, gli investitori interpretano l’inflazione persistente come un motivo per attendersi tassi d’interesse ancora più alti, aumentando l’attrattiva di obbligazioni e liquidità rispetto a un asset che non offre rendimento.

La debolezza si estende anche agli altri metalli preziosi. L’argento ha perso il 3,2%, il platino il 2,4% e il palladio l’1,6%, segnale di una riduzione generalizzata dell’esposizione al comparto.

Le prospettive dell’oro dipenderanno ora dall’evoluzione dei dati macroeconomici e dalle future decisioni della Federal Reserve. Finché il dollaro resterà forte e le aspettative sui tassi rimarranno elevate, il metallo prezioso potrebbe continuare a subire pressioni ribassiste.

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