Prezzi del petrolio a quasi 125 dollari dopo le notizie che gli USA stanno valutando nuovi attacchi militari all’Iran

I prezzi del petrolio sono aumentati nuovamente in seguito alla notizia che gli Stati Uniti stanno valutando un’altra azione militare contro l‘Iran, alimentando i timori di ulteriori interruzioni delle forniture.

I futures sul Brent (scadenza giugno) sono aumentati del 5,8%, raggiungendo i 124,84 dollari al barile nelle prime ore di questa mattina, dopo aver guadagnato il 6,1% nella sessione precedente. I futures del West Texas Intermediate (WTI) sono invece saliti del 2,6% a 109,64 dollari al barile.

Dall’inizio dell’anno, i prezzi del Brent sono più che raddoppiati, raggiungendo oggi il livello più alto da marzo 2022 e il WTI è aumentato di oltre il 90%.

Secondo gli analisti di IG, le prospettive di una risoluzione a breve termine della guerra deli Stati Uniti e Israele contro l’Iran o di una riapertura dello Stretto di Hormuz restano scarse. Axios riporta che, secondo un funzionario della Casa Bianca, il conflitto e le conseguenti interruzioni delle forniture energetiche sono destinati a protrarsi più a lungo e ieri Trump ha parlato con le compagnie petrolifere su come mitigare l’impatto di un possibile blocco statunitense di Hormuz della durata di diversi mesi.

Secondo Reuters, è probabile che domenica l’OPEC+, il gruppo composto dai membri dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio e dai suoi alleati, si accordi su un lieve aumento di circa 188.000 barili al giorno delle quote di produzione petrolifera. L’incontro si svolge subito dopo l’uscita degli Emirati Arabi Uniti dall’OPEC, effettiva dal 1° maggio, che dovrebbe infliggere un duro colpo alla capacità del gruppo di produttori di petrolio di controllare i prezzi.

Gli analisti ritengono ora che la distruzione della domanda di petrolio sia la soluzione più probabile all’attuale situazione di scarsità dell’offerta. I consumatori e gli utenti finali smetteranno semplicemente di utilizzare prodotti petroliferi in qualche forma a causa dei prezzi elevati, con una perdita di domanda di circa 1,6 milioni di barili al giorno.

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