La produzione di alluminio primario nei Paesi del Golfo ha subito un crollo senza precedenti ad aprile, toccando i livelli più bassi degli ultimi dieci anni.
Secondo i dati preliminari diffusi dall’International Aluminium Institute (IAI), l’output regionale si è fermato a 330 mila tonnellate, segnando una flessione del 35% rispetto allo stesso mese del 2025. Una contrazione pesante per un’area strategica che rappresenta circa l’8% della produzione mondiale, ma che pesa molto di più negli equilibri commerciali internazionali dal momento che dal Golfo proviene infatti il 28% delle importazioni giapponesi e il 21% di quelle statunitensi.
Alla base del tracollo c’è l’impatto della guerra con l’Iran, che sta mettendo sotto pressione le fonderie della regione. Il segretario generale dell’IAI, Jonathan Grant, ha spiegato che gli impianti non riescono più a rifornirsi regolarmente di materie prime attraverso lo Stretto di Hormuz e sono costretti a cercare rotte terrestri alternative pur di mantenere operative le produzioni.
Nel frattempo, la produzione globale di alluminio è diminuita del 2,1% su base annua, scendendo a 5,92 milioni di tonnellate. In controtendenza la Cina, che continua invece ad aumentare l’output con una crescita dell’1,5%, raggiungendo 3,68 milioni di tonnellate.
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