La crisi dell’acciaio in Turchia colpisce il mercato globale dei rottami

Il mercato turco dei rottami ferrosi sta attraversando grossi problemi provocati dal terremoto, dalle guerre ai confini del paese e dalle turbolenze economiche interne.

Il settore siderurgico turco ha un certo peso sui mercati internazionali. Tanto che le acciaierie della Turchia con forni elettrici ad arco (EAF) sono da tempo una delle principali destinazioni per l’esportazione di rottami ferrosi dall’Europa e dal Nord America.

Quest’anno però la siderurgia turca ha dovuto affrontare una serie di turbolenze senza precedenti, tra cui il terremoto devastante in una regione chiave per la produzione dell’acciaio, oltre agli effetti delle guerre ai suoi confini. A peggiorare le cose si sono aggiunte le politiche economiche del governo che molti economisti giudicano come non ortodosse.

La ricetta di contenere l’inflazione con bassi tassi d’interesse sembra non funzionare

Da anni Erdogan insiste sul fatto che l’elevata inflazione e la debolezza della lira turca possono essere combattute mantenendo i tassi di interesse relativamente bassi. La sua teoria, tuttavia, non sembra riuscire a contenere l’inflazione e il crollo della lira. Poiché il commercio internazionale, sia dell’acciaio che dei rottami, è in dollari, la volatilità e il declino della lira hanno creato grandi difficoltà al paese.

Tutto ciò ha portato ad un forzato ridimensionamento della produzione di acciaio. Secondo la World Steel Association, le acciaierie turche hanno prodotto 13 milioni di tonnellate di acciaio nei primi cinque mesi del 2023, in calo del 19,1% rispetto ai primi cinque mesi dello scorso anno.

Come accennato, i terremoti che a febbraio hanno colpito il paese hanno contribuito alle difficoltà del settore siderurgico. Eppure, poco dopo questi disastri naturali, il presidente turco Recep Erdogan aveva dichiarato che la Turchia avrebbe ricostruito rapidamente quanto andato distrutto e si prevedeva che la domanda interna di acciaio sarebbe stata così forte da costringere il governo turco a limitare le esportazioni di metallo per il resto dell’anno.

Ma all’inizio di luglio, il partito di Erdogan ha presentato al parlamento un progetto di legge per aumentare le tasse sulle società per finanziare la ricostruzione nelle zone terremotate. Un segno evidente che né il settore privato né quello pubblico avevano le risorse necessarie per avviare una ricostruzione.

A questo punto, i produttori di acciaio turchi non avevano molto da sperare per quanto riguarda i consumi interni, ma potevano puntare sulle esportazioni. Purtroppo, il panorama globale dell’acciaio non era e non è certo dei migliori.

Un declino annunciato

Secondo l’Associazione Turca degli Esportatori di Acciaio (CIB), il paese è il più grande esportatore mondiale di tondo per cemento armato e la quinta nazione esportatrice di acciaio al mondo. Poiché il 72% della produzione turca si basa sull’utilizzo di rottami, il paese è anche il maggiore importatore mondiale di rottami metallici.

Se le condizioni in Turchia non miglioreranno, è probabile che il paese possa perdere il suo primato come importatore di rottami, con ricadute negative sulla domanda e sui prezzi. Una tendenza già in atto come evidenziano i prezzi dell’indice Davis: subito dopo il terremoto i rottami ferrosi HMS erano saliti a circa 434 dollari per tonnellata, mentre nella seconda settimana di luglio erano scesi del 20% a circa 348 dollari per tonnellata.

Dopo le scosse sismiche in Turchia, anche il mercato internazionale dei rottami ferrosi si trova davanti ad un potenziale terremoto dei prezzi.

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