La Cina ha perso appetito per l’alluminio? Vedremo presto gli effetti

Il problema dell’eccesso di alluminio russo nei magazzini LME rischia di peggiorare adesso che la Cina sembra destinata ad un surplus di metallo.

Sul mercato dell’alluminio globale c’è una forte preoccupazione per quello che sta succedendo nei magazzini del London Metal Exchange (LME) per l’eccesso di metallo della Rusal.

La questione se vietare o meno l’alluminio russo, preoccupa sia l’LME che la Rusal, ma anche gli altri produttori globali di alluminio. Comunque vada, le conseguenze dell’eccesso di alluminio russo porterà a conseguenze negative per qualcuno.

È in Cina l’ago della bilancia

In queste condizioni, quello che potrebbe far saltare per aria il mercato è la Cina, uno dei maggiori consumatori del mondo, che sembra stia perdendo l’appetito.

Per la Rusal, ad oggi, le sue 218.000 tonnellate giacenti nei magazzini LME a fine giugno sono poca cosa rispetto alla sua capacità produttiva di 4 milioni di tonnellate all’anno. La maggior parte dell’alluminio Rusal che alcuni grossi consumatori occidentali non hanno voluto acquistare è finito in Cina o presso altri consumatori asiatici.

Lo scorso anno, la Cina ha importato 462.000 tonnellate di alluminio primario di marca russa, rispetto alle 291.000 tonnellate del 2021. Il ritmo è aumentato nella prima metà di quest’anno e le importazioni di metallo russo sono aumentate del 177% su base annua a 414.000 tonnellate tonnellate. In totale, l’alluminio russo ha rappresentato l’85% delle importazioni totali di metalli primari della Cina nel periodo gennaio-giugno.

Il deficit cinese si sta trasformando in surplus

Ma ci sono segnali che la fame cinese per l’alluminio russo, ma vale la stessa cosa per qualsiasi metallo primario, stia svanendo. Secondo Reuters, la Cina ha esportato 33.000 tonnellate di alluminio primario a giugno, più di quanto ha esportato nei primi cinque mesi di quest’anno e la maggiore quantità mensile da maggio 2022.

Per gli analisti di Goldman Sachs c’è un’alta probabilità che qualsiasi metallo che sta lasciando i magazzini doganali cinesi sia di marca russa. Si tratta di metallo importato negli scorsi mesi e ora riesportato. Le due principali destinazioni per le esportazioni cinesi di giugno sono state il Giappone e la Corea del Sud.

Dopo mesi di siccità nella provincia dello Yunnan che hanno portato al razionamento dell’energia e alla riduzione dell’alluminio prodotto, la produzione cinese è tornata a crescere con un aumento annuo di 750.000 tonnellate nel secondo trimestre. Ma il rimbalzo della produzione non è accompagnato da un aumento dei consumi. Quest’anno la domanda cinese di alluminio e della maggior parte degli altri metalli industriali non è stata all’altezza delle aspettative, con una contrazione dell’attività manifatturiera e un settore immobiliare che non si muove. Insomma, il deficit di alluminio cinese sembra stia trasformandosi in surplus.

Verso la resa dei conti

Le ovvie conseguenze saranno una riduzione delle importazioni cinesi di metallo russo e l’esportazione di alluminio giacente nelle zone franche del paese verso altri mercati. Tutto ciò mentre la domanda di alluminio si sta indebolendo quasi ovunque a causa dell’aumento dell’inflazione che sta riducendo l’attività edilizia e le vendite automobilistiche.

Tutto lascia pensare che un grosso eccesso di alluminio si riverserà presto nei magazzini LME e, probabilmente, una gran parte sarà made in Russia. Allora sì che la borsa di Londra si troverà nel bel mezzo di una contesa tra chi vuole vietare l’alluminio russo e chi crede che una simile eventualità sarà drammatica per moltissime aziende (soprattutto in Europa).

In un settore globale dell’alluminio che sembra assurdamente polarizzato tra pro alluminio russo e contro, la resa dei conti si avvicina…

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