La chimica UE sta collassando schiacciata dai costi energetici e dalle normative

L’industria chimica europea affronta una crisi segnata dal crollo degli investimenti, dall’aumento delle chiusure di impianti e da costi energetici elevati.

Il settore chimico europeo sta attraversando una fase di crisi strutturale. Negli ultimi anni si è assistito a una contrazione degli investimenti, ad un aumento delle chiusure di impianti e ad una crescente perdita di competitività internazionale. Si tratta di dinamiche che non riguardano solo un comparto industriale specifico, ma un pilastro dell’intero sistema manifatturiero europeo, dato il ruolo essenziale della chimica come fornitore di materiali intermedi per numerosi settori produttivi.

Secondo i dati del European Chemical Industry Council (Cefic), riportati di recente dalla stampa economica internazionale, nel 2024 gli investimenti nel settore in Europa sono diminuiti dell’80%. Parallelamente, le chiusure di capacità produttiva hanno raggiunto complessivamente circa 37 milioni di tonnellate entro il 2025, equivalenti a circa il 9% della capacità totale europea. Le conseguenze occupazionali sono tangibili, con circa 20.000 posti di lavoro persi.

Energia, regolazione e competitività globale

Il nodo energetico resta centrale. La chimica è tra le industrie più energivore e utilizza gas naturale e derivati petroliferi sia come fonte energetica sia come materia prima. La fine delle forniture di gas a basso costo dalla Russia ha accentuato una criticità già presente, contribuendo ad un aumento dei costi che incide direttamente sulla competitività.

A questo fattore si aggiunge un quadro regolatorio sempre più stringente in materia di emissioni. Le politiche climatiche europee hanno introdotto vincoli che, se da un lato mirano alla decarbonizzazione, dall’altro stanno incidendo sui costi operativi delle imprese. Negli ultimi mesi, tuttavia, alcuni esponenti delle istituzioni europee hanno iniziato a riconoscere la necessità di bilanciare obiettivi ambientali e competitività industriale.

Quote di mercato in contrazione

Nonostante un fatturato superiore a 600 miliardi di euro nel 2024, la presenza europea sul mercato globale della chimica si è ridotta sensibilmente. La quota di mercato è passata da oltre il 27% nel 2004 al 12,6% nel 2024, segnalando uno spostamento progressivo dell’asse produttivo verso altre aree del mondo.

In particolare, la concorrenza asiatica, soprattutto cinese, sta esercitando una pressione crescente. In alcuni segmenti, come il glicole monoetilenico utilizzato nella produzione di poliestere, la capacità installata in Cina supera la domanda effettiva. Anche quando non pienamente utilizzata, questa sovracapacità incide sui prezzi internazionali e rende più difficile la sostenibilità economica degli impianti europei.

Nel frattempo, la concorrenza statunitense beneficia di costi energetici più bassi, fattore ulteriormente rilevante dopo i recenti accordi commerciali transatlantici.

Ristrutturazioni industriali e segnali di disimpegno

Il contesto descritto si riflette nelle strategie industriali dei grandi operatori. Alcuni gruppi internazionali stanno ridimensionando la presenza in Europa o valutando l’uscita dal mercato regionale. Tra le motivazioni più ricorrenti emergono i costi energetici elevati, l’onerosità delle emissioni di CO₂ e una domanda interna giudicata debole.

Sono stati annunciati programmi di chiusura di impianti, mentre alcuni operatori hanno ceduto asset europei o avviato procedure concorsuali per società controllate. Questi segnali indicano un cambiamento strutturale più che congiunturale.

Implicazioni per le filiere industriali europee

La chimica non è un settore isolato. Automotive, aerospazio, elettronica, difesa e molte altre industrie dipendono in misura significativa dalla disponibilità locale di prodotti chimici e materiali avanzati. Un indebolimento prolungato del comparto può tradursi in maggiore dipendenza dalle importazioni, con possibili effetti sulla sicurezza industriale e sulle catene di approvvigionamento.

Dal punto di vista strategico, questo aspetto sta attirando crescente attenzione, soprattutto in relazione alle nuove priorità industriali europee, inclusi i programmi di difesa e la transizione energetica, entrambi fortemente dipendenti da materiali chimici specializzati.

Quale prospettiva per il settore

Le difficoltà attuali sembrano difficilmente risolvibili senza un riequilibrio delle priorità politiche ed economiche. Il confronto tra sostenibilità ambientale e competitività industriale resta aperto, mentre gli operatori chiedono condizioni energetiche più favorevoli, stabilità normativa e strumenti efficaci per contrastare la concorrenza internazionale.

Il futuro della chimica europea, e in parte quello dell’industria manifatturiera del continente, dipenderà dalla capacità di conciliare transizione ecologica, sicurezza delle forniture e competitività globale.

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