Fotosintesi artificiale: oro che trasforma CO2 in combustibile

Grazie a nanoparticelle d’oro, i ricercatori hanno ottenuto la fotosintesi artificiale attraverso manipolazioni chimiche che creano carburante liquido.

Fotosintesi artificiale: oro che trasforma CO2 in combustibile

Gli scienziati hanno trovato il modo di ottenere la fotosintesi artificiale sfruttando le nanoparticelle d’oro, ricche di elettroni, come catalizzatore.

Nella fotosintesi, le piante convertono l’energia dalla luce solare in glucosio, riordinando le molecole di acqua e anidride carbonica. Il nuovo processo imita questa capacità naturale attraverso manipolazioni chimiche che creano carburante liquido, senza richiedere clorofilla.

Produrre idrocarburi liquidi dalla CO2

L’obiettivo degli scienziati della University of Illinois (Stati Uniti) è di produrre idrocarburi complessi e liquefacibili dalla CO2 in eccesso. Come noto, i combustibili liquidi sono ideali perché sono più facili, più sicuri e più economici da trasportare del gas.

I benefici della fotosintesi artificiale su vasta scala sarebbero enormi, fornendoci una fonte di energia pulita e autosufficiente che, un giorno, potrebbe alimentare le nostre abitazioni e le nostre automobili.

Per questi motivi, i ricercatori di tutto il mondo stanno continuamente studiando come sfruttare l’energia solare come fonte di combustibile illimitato ma anche come un mezzo per riutilizzare la CO2 rilasciata nell’atmosfera.

Particelle d’oro che assorbono la luce verde visibile

Il team di scienziati americani aveva già scoperto che minuscole particelle sferiche d’oro, della misura di solo pochi nanometri, possono assorbire la luce verde visibile e trasferire elettroni e protoni foto-eccitati. Ma il nuovo studio va oltre e, utilizzando la stessa tecnica, converte la CO2 in complesse molecole di idrocarburi (tra cui propano e metano), che vengono sintetizzate combinando la luce verde con le nanoparticelle d’oro in un liquido ionico. Oltre a propano e metano, il metodo consente anche di ottenere etilene, acetilene e propene.

Tuttavia, come per gli altri metodi utilizzati per la fotosintesi artificiale, sarà determinante l’efficienza di questa tecnica e la possibilità di implementarla nel mondo reale. Secondo gli stessi ricercatori, c’è ancora molta strada da fare. Ci vorrà almeno un decennio per cominciare a vedere qualche applicazione su vasta scala.

I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Nature Communications.

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