L’industria europea dell’alluminio è stata devastata dall’aumento dei costi energetici dopo la guerra in Ucraina e le sanzioni contro la Russia, con la chiusura di circa la metà della capacità di fusione dell’Unione Europea (UE).
In questo difficile contesto, una delle ultime tasse verdi di Bruxelles minaccia di paralizzare quel che resta della produzione europea di alluminio. Si tratta del tanto discusso CBAM, il cosiddetto meccanismo di aggiustamento alla frontiera del carbonio, un’imposta sulla quantità di emissioni di CO₂ prodotte durante la fabbricazione di beni importati nell’Eurozona.
I paesi fortemente inquinanti potranno aggirare le regole e inondare l’Europa con metalli a basso costo
Proprio in questi giorni, come ha scritto il Financial Times, i produttori europei di alluminio hanno avvertito che la carbon border tax della UE non porterà a nessun risultato positivo, visto che i paesi fortemente inquinanti come la Cina, potranno aggirare le regole e inondare l’Europa con metalli a basso costo. Infatti, secondo quando stabilisce la CBAM, i rottami di alluminio che vengono rifusi possono essere venduti come un prodotto a zero emissioni di carbonio anche se il materiale vergine è stato prodotto con carbone o altra energia da combustibili fossili.
Norsk Hydro e Speira hanno dichiarato al Financial Times che la CBAM ha incentivato i produttori al di fuori della UE a generare quanti più rottami possibile che sarebbero poi stati rifusi ed esportati in Europa.
Non rimarrà più nulla della nostra industria da decarbonizzare?
Secondo la European Aluminium, le nuove misure sono progettate male e il settore europeo rischia di venir danneggiato così gravemente che non ci sarà più nulla da decarbonizzare.
La CBAM sarà operativa ad ottobre di quest’anno, con un periodo di prova che non comporterà nessun costo per le aziende e coprirà sette diversi settori: cemento, ferro, acciaio, alluminio, fertilizzanti, elettricità e idrogeno. Ma, dal 2026, i produttori dovranno pagare il prelievo.
Alla maggior parte degli operatori del settore è ben chiaro quanto sia dannosa la CBAM per la competitività dell’alluminio europeo, ma la Commissione Europea sembra di tutt’altro avviso.
Secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, l’alluminio è il metallo base più energivoro e la sua produzione rappresenta circa il 3% delle emissioni industriali mondiali (poco più delle emissioni del trasporto aereo). Inoltre, nella UE, le fonderie emettono circa 6,8 chilogrammi di CO₂ per ogni chilogrammo di alluminio, rispetto a una media globale di 16,1 chilogrammi di CO₂ (dati European Aluminium).
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