Perché la crisi dell’acciaio in Italia è diventata strutturale?
La domanda di acciaio in Italia è in crisi: consumi ai minimi storici, industria manifatturiera in difficoltà e investimenti pubblici frenati dal debito.
Analisi e approfondimenti di mercato
La domanda di acciaio in Italia è in crisi: consumi ai minimi storici, industria manifatturiera in difficoltà e investimenti pubblici frenati dal debito.
Tra miniere sempre più digitali, vincoli sull’offerta di metalli critici e ridefinizione delle catene di approvvigionamento, l’equilibrio del mercato si fa più complesso e strategico.
Prezzi in ripresa, tensioni sull’offerta e interventi governativi stanno ridefinendo equilibri e strategie lungo tutta la catena del valore dell’alluminio.
Ad oggi, la maggior parte delle riserve mondiali è concentrata in pochi paesi chiave, con implicazioni strategiche rilevanti per industria, transizione energetica e geopolitica globale.
Il 2026 si profila come un anno di consolidamento più che di svolta: mercati sostenuti da politiche favorevoli e dall’integrazione dell’intelligenza artificiale, ma immersi in un contesto geopolitico fragile e frammentato.
La miniera di Simandou sta rendendo la Guinea un attore chiave nel mercato mondiale del minerale di ferro, con la Cina che espande il suo potere siderurgico anche in Africa.
Il rame si avvia verso un deficit strutturale dal 2026, spinto dalla crescita di data center, reti elettriche e veicoli elettrici, mentre l’offerta fatica a reagire tra ritardi nei progetti, vincoli geopolitici e investimenti insufficienti.
Sono state estratte circa 216.000 tonnellate d’oro, mentre nel sottosuolo rimangono circa 64.000 tonnellate di riserve.
Il motore industriale europeo continua a perdere colpi. Produzione in calo, energia troppo cara, delocalizzazioni e ritardi tecnologici stanno accelerando la deindustrializzazione della UE.
L’aumento dei dazi statunitensi, gli elevati costi energetici e la capacità di riciclo inutilizzata stanno spingendo la UE a valutare la possibilità di limitare le esportazioni di rottami.
Negli ultimi mesi, un numero crescente di aziende del settore siderurgico della UE ha segnalato incendi e interruzioni della produzione.
La produzione di petrolio pesante e acido del Venezuela, pari a 1-1,1 milioni di barili al giorno, è fondamentale per le raffinerie statunitensi e asiatiche. Qualsiasi interruzione potrebbe far impennare i prezzi del Brent e del gasolio.
Non fa rumore come il rame né gode dell’aura strategica delle terre rare, ma è il metallo che oggi tiene il mondo in bilico tra carenze di offerta e dipendenza dalla Cina.
Sorprendente impennata dei prezzi e carenza di scorte senza precedenti fuori dalla Cina. Il mercato dello zinco ha perso il suo equilibrio.
Un analisi approfondita sul commercio globale di rottami di rame nel 2025. Dove si stanno spostando i flussi del riciclo di metallo rosso? Quali sono i driver che li stanno indirizzando?
Il nuovo patto tra USA e Australia sui minerali critici mira a ridurre la dipendenza dalla Cina, ma la realtà è che Pechino mantiene un controllo quasi totale sulla raffinazione delle terre rare e sul know-how tecnico.
Il mercato del rame è diviso tra chi prevede nuovi record di prezzo e chi invece teme un eccesso di offerta e una domanda in calo.
Costi energetici elevati, bassa domanda, export cinese e dazi stanno provocando il crollo del settore siderurgico europeo.
Dopo anni di prezzi deludenti e sotto-investimenti, le materie prime sembrano avviarsi verso un nuovo super ciclo.
Dopo decenni di surplus, il mercato dell’alluminio si avvia verso una crisi di segno opposto: scarsità strutturale di metallo.
Le preoccupazioni relative ai costi e alla disponibilità di rame hanno accelerato la sostituzione con l’alluminio nei sistemi di riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell’aria.
I produttori europei di alluminio devono affrontare una triplice sfida: le importazioni cinesi a basso costo, l’aumento dei dazi USA e la capacità delle Big Tech di pagare prezzi elevati per l’energia.
Dopo quasi mezzo secolo di declino della metallurgia statunitense, Trump vuole recuperare le industrie strategiche perdute.
Anche se i prezzi dell’alluminio hanno raggiunto i massimi da 4 mesi, tra dazi, tensioni geopolitiche e nuove strategie industriali, il mercato resta instabile e fortemente esposto a cambiamenti improvvisi.
L’industria siderurgica europea è sotto assedio: prezzi in caduta libera, concorrenza cinese, dazi statunitensi e costi energetici elevati stanno mettendo a dura prova un settore cruciale per l’economia e la sicurezza del continente.
Il controllo russo sulle riserve di litio ucraine mette a nudo la vulnerabilità dell’Europa nella corsa alla transizione energetica.
La Cina si avvia a stabilire un nuovo record nelle esportazioni di acciaio, alimentando tensioni globali con prezzi stracciati e un eccesso di offerta che mette in crisi i produttori internazionali.
Il mercato globale dell’acciaio affronta il terzo anno consecutivo di calo della domanda, spingendo i produttori verso una trasformazione radicale: non più solo materia prima, ma soluzioni su misura ad alto valore aggiunto.
Mentre piovono sul paese bombe americane e israeliane, non va dimenticato che l’Iran è determinante per gli equilibri petroliferi globali.
Il leggendario deposito, custodisce oltre 4.000 tonnellate d’oro ed è uno dei luoghi più protetti al mondo. Tra misteri, sicurezza estrema e visite rarissime, Fort Knox continua a essere un simbolo del potere economico americano.