Prezzi agricoli ai massimi da tre anni: il cibo rischia di costare sempre di più

I prezzi delle principali colture agricole hanno raggiunto i livelli più elevati degli ultimi tre anni, alimentando il timore di una nuova impennata del costo degli alimenti e di una possibile crisi alimentare globale. Le cause principali sono due: da un lato le ondate di calore e la ripresa delle tensioni nell’area del Mar Nero, che minacciano il commercio internazionale dei cereali, e dall’altro la forte instabilità del mercato dei fertilizzanti, aggravata dalla guerra in Iran e dalla chiusura dello Stretto di Hormuz.

Secondo l’International Food Policy Research Institute (IFPRI), il settore agricolo sta attraversando una “crisi degli input“, destinata a trasformarsi in una crisi alimentare soprattutto nei paesi più vulnerabili. I fertilizzanti sintetici dipendono infatti dal petrolio e sono particolarmente esposti agli shock energetici. Circa un terzo delle importazioni mondiali di urea proviene dal Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz ha bloccato l’esportazione di circa 3,9 milioni di tonnellate, pari a quasi il 30% delle esportazioni annuali della regione.

Sebbene i prezzi dei fertilizzanti si siano temporaneamente stabilizzati dopo il forte rialzo iniziale, il protrarsi del conflitto mantiene elevata l’incertezza. Molti impianti stanno infatti riducendo la produzione per evitare l’accumulo di scorte, che rischiano di deteriorarsi a causa delle alte temperature e dell’umidità. Questo scenario aumenta la probabilità di future carenze di fertilizzanti e potrebbe compromettere i raccolti dei prossimi mesi.

Anche il Mar Nero continua a rappresentare un importante fattore di rischio. I porti ucraini sono nuovamente interessati da operazioni militari che ostacolano l’esportazione di cereali come grano, mais e orzo. Le spedizioni agricole dell’Ucraina risultano ancora inferiori ai livelli precedenti all’invasione russa, riducendo l’offerta mondiale di prodotti alimentari.

Un recente rapporto delle Nazioni Unite stima che l’aumento dei prezzi dell’energia e dei fertilizzanti, provocato dai conflitti in Medio Oriente e dalla guerra in Ucraina, potrebbe spingere tra 9 e 18 milioni di persone in più verso la fame. Parallelamente, il costo medio di una dieta sana è aumentato di quasi il 25% rispetto al 2021, evidenziando come le tensioni geopolitiche e climatiche stiano incidendo direttamente sul costo della vita.

Secondo la FAO e l’International Fund for Agricultural Development (IFAD), sarà necessario rafforzare la resilienza dei sistemi agroalimentari attraverso investimenti, cooperazione internazionale e politiche di sostegno. Solo così sarà possibile contenere gli effetti delle crisi geopolitiche, dei cambiamenti climatici e delle interruzioni delle catene di approvvigionamento, proteggendo la sicurezza alimentare mondiale e le fasce più vulnerabili della popolazione.

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