Tutto è cominciato in un Denny’s di East San Jose, California. Nel 1993, tre ingegneri attratti dal caffè economico e dalla mancanza di alternative migliori si ritrovavano lì a discutere di chip grafici. Jensen Huang, Chris Malachowsky e Curtis Priem non avevano un garage come Jobs (fondatore di Apple) o Bezos (fondatore di Amazon) ma avevano un’idea.
Il 9 luglio 2025, la società che avevano fondato, Nvidia, ha superato i 4.000 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato, diventando la più grande al mondo. A fine 2025 aveva già toccato i 4.600 miliardi e a fine marzo 2026 guida ancora la classifica con circa 4.448 miliardi.
Quando un trilione sembrava un traguardo irraggiungibile
Non è passato molto tempo da quando è stata violata per la prima volta la soglia del trilione di dollari. Era il 2 agosto 2018 e le azioni Apple salirono sull’onda di vendite iPhone record. Cupertino divenne la prima azienda a toccare quella cifra, poi la prima a raggiungere i 2.000 miliardi. Eppure anche il suo primato è stato superato nel corso degli anni da Microsoft, da Amazon, da Alphabet e persino da Aramco, la compagnia petrolifera di stato saudita.
Apple e Microsoft offrono il caso di scuola più istruttivo. Per anni, Apple ha visto la propria capitalizzazione oscillare come le vendite dell’iPhone: boom quando usciva un nuovo modello, calo quando il ciclo rallentava. Microsoft, al contrario, ha costruito la sua ascesa sui ricavi ricorrenti con licenze software, pacchetti cloud, abbonamenti a videogiochi. Ogni anno, i clienti rinnovano e la fedeltà forzata o volontaria è diventata il vero asset.
Poi Apple ha copiato il modello con abbonamenti a notizie e giochi, servizio di streaming video, persino una carta di credito. Da quando ha spostato il baricentro dall’hardware a software e servizi, la crescita è diventata più stabile. Oggi vale circa 4.000 miliardi, avendo quadruplicato la propria capitalizzazione in sette anni.
Lo stesso schema vale per Tesla e Amazon, che in superficie sembrano rispettivamente un produttore di auto e un rivenditore al dettaglio. In realtà, Tesla incassa canoni mensili per l’autopilot e la connettività premium; Amazon vende abbonamenti Prime, servizi legati ad Alexa, Fire TV e Kindle. Il prodotto fisico è diventato il cavallo di Troia per i ricavi digitali.
Le più grandi aziende del mondo nel 2026
| Posizione | Azienda | Settore | Paese | Market Cap (mld $) |
|---|---|---|---|---|
| 1 | Nvidia | IT | USA | 4.532 |
| 2 | Apple | IT | USA | 4.017 |
| 3 | Alphabet | Communication Services | USA | 3.781 |
| 4 | Microsoft | IT | USA | 3.594 |
| 5 | Amazon | Consumer Discretionary | USA | 2.468 |
| 6 | Meta | Communication Services | USA | 1.664 |
| 7 | Broadcom | IT | USA | 1.641 |
| 8 | TSMC | IT | Taiwan | 1.576 |
| 9 | Saudi Aramco | Energy | Arabia Saudita | 1.561 |
| 10 | Tesla | Consumer Discretionary | USA | 1.496 |
Nella classifica delle TOP 10, otto aziende su dieci sono statunitensi. L’unica eccezione di rilievo è TSMC di Taiwan, che produce fisicamente i chip che Nvidia progetta ma non fabbrica. Fino ai primi anni 2010, la stessa classifica era dominata da colossi industriali tradizionali come Exxon, Chevron, General Electric e AT&T.
Oggi quei nomi sopravvivono nelle retrovie (Exxon è ventesima, Johnson & Johnson diciannovesima) ma il centro di gravità si è spostato in modo netto. L’economia dell’attenzione e dei dati ha scalzato quella dei barili e delle turbine.

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