La domanda di acciaio in Europa persiste debole e i coil laminati a caldo (HRC) ne risentono in modo evidente. A settembre, lo spread tra i prezzi degli HRC e delle materie prime ha toccato il livello più basso degli ultimi tre anni.
I prezzo dei coil scendono, mentre salgono i costi del minerale di ferro, del carbone da coke e dei rottami ferrosi, creando una forbice troppo stretta che non garantisce margini operativi economici.
Spread a 305 euro in Europa
Secondo S&P Global Commodity Insights, i prezzi degli HRC sono diminuiti a settembre per il quinto mese consecutivo. Lo spread spot tra l’acciaio e le materie prime in Europa nordoccidentale si è ridotto ad una media di 305 euro per tonnellata, quando ad agosto era di 350 euro. Va considerato che il livello di pareggio per molte acciaierie del continente oscilla tra 250 euro e 300 euro per tonnellata, a seconda dell’impianto e a seconda di come sono strutturati i costi.
Sempre secondo le stime di Platts, lo spread degli HRC in Europa Nordoccidentale è stato in media di 345 euro per tonnellata nel corso del terzo trimestre, in calo rispetto ai 470 euro del secondo trimestre e ai 421 euro del primo trimestre (ma nel 2022 la media era di 520 euro e nel 2021 di 636 euro).
La maggior parte degli HRC prodotti in Europa proviene da stabilimenti integrati che utilizzano minerale di ferro e altiforni, piuttosto che da forni elettrici ad arco a bassa intensità di emissioni. Perciò, la pressione verso l’alto dei prezzi del ferro e del coke (ma anche dei rottami) tende a comprimere lo spread degli HRC.
Nei prossimi mesi lo spread si schiaccerà ulteriormente
Tra l’altro, è importante considerare che gli spread di prezzo tra HRC e materie prime calcolati da S&P Global sono margini operativi indicativi visto che non tengono conto dei costi logistici interni, dell’energia, del gas naturale, delle ferroleghe, degli anodi e dei refrattari.
Le previsioni degli analisti per i prossimi mesi indicano un’ulteriore schiacciamento degli spread, soprattutto per gli altiforni, a causa dell’aumento dei costi energetici, dei permessi per il carbonio e della logistica.
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