Anche se negli ultimi mesi i prezzi delle terre rare (REE) sono prima scesi e poi si sono stabilizzati, il grave problema della dipendenza occidentale dalle forniture cinesi rimane immutato, in tutta la sua gravità.
Naturalmente, questa stato delle cose comporta una potenziale volatilità su tutto il mercato globale. Per esempio, molti esperti ritengono che gli Stati Uniti si troveranno presto ad affrontare una crisi delle terre rare. Non che l’Europa sia messa meglio, dal momento che è il secondo più grande consumatore di magneti permanenti e di terre rare dopo la Cina. Quasi il 100% di questi componenti critici viene importato da paesi terzi.
La domanda crescerà del 400% o più
Come noto, questi elementi svolgono un ruolo cruciale nella sicurezza di un paese, nell’indipendenza energetica e nella crescita economica.
Se gli Stati Uniti esaurissero le scorte di terre rare, probabilmente la sicurezza nazionale ne risulterebbe compromessa. Si tratta di uno scenario tutt’altro che improbabile se si considera che le previsioni indicano una crescita della domanda di questi minerali nei prossimi decenni compresa tra il 400% e il 600%. D’altronde, la strada verso un’economia basata sull’energia pulita porta inevitabilmente ad una maggiore domanda di minerali come le terre rare.
Si spera molto nel riciclo
Mentre diversi paesi continuano a lavorare per interrompere la loro dipendenza dalle forniture cinesi, prende sempre più piede l’idea che potrebbe essere il riciclo a porre un rimedio al problema.
Ad oggi, solo l’1% circa degli elementi delle terre rare presenti nei vecchi dispositivi viene riciclato. Tuttavia, se aumentassero gli sforzi per un maggiore riciclo, si potrebbe arrivare a soddisfare fino a un quarto della domanda nel prossimo decennio.
Riciclare REE significa rimuoverle dagli oggetti high-tech (per esempio dai dischi rigidi dei computer) e convertirli in minerali in polvere (ossidi di terre rare). Per farlo, i processi che sembrano promettere i migliori risultati sono due: il riciclo per dissoluzione senza acidi (ADR) e il recupero chimico.
Una miniera di terre rare tra gli scarti
Negli Stati Uniti, il Critical Materials Institute (CMI) lavora da anni su questi processi e ha messo a punto una procedura per la dissoluzione dei magneti REE in una soluzione senza l’utilizzo di acidi, un approccio complessivamente più ecologico.
Per paesi che consumano grandi numeri di dispositivi high tech e, quindi, producono enormi quantità di scarti, il riciclo di terre rare si tradurrebbe in una fonte domestica di materiali preziosi, riducendo nel contempo gli sprechi.
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