Il settore siderurgico globale si trova ad affrontare cambiamenti epocali, provocati direttamente o indirettamente dalla volontà dei governi di ridurre le emissioni di carbonio.
Naturalmente, le conseguenze saranno significative, sia sui mercati globali che sui mercati locali. Innanzitutto, vedremo una forte domanda (e prezzi elevati) per il ferro di alta qualità, sia nel caso del minerale che nel caso dei rottami.
Le nuove nicchie di mercato dell’acciaio verde
Inoltre, come emerso durante il recente forum (SGX ferrous markets) tenutosi a Singapore, assisteremo ad una differenziazione dei mercati dell’acciaio, con lo sviluppo di nicchie per l’acciaio verde che pagheranno un premio per metallo a basse emissioni. Sarà soprattutto il nuovo e controverso meccanismo europeo di aggiustamento del carbonio (CBAM) che potrebbe favorire lo sviluppo di mercati dell’acciaio differenziati.
Per immaginare gli scenari futuri, va comunque considerato che non esiste una definizione chiara di acciaio verde. Tuttavia, è probabile che nel prossimo decennio verranno costruiti più impianti di riduzione diretta del ferro (DRI), i cui prodotti, in alcuni casi, potrebbero essere definiti come acciaio verde.
Il gigante minerario Vale prevede che la domanda di metallo da DRI aumenterà da circa 40 milioni di tonnellate nel 2022 a 60 milioni di tonnellate entro il 2026. Prevede anche che la domanda di minerale di ferro grado 62% (low grade) scenda da circa 900 milioni di tonnellate nel 2022 a circa 790 milioni di tonnellate entro il 2026. Di conseguenza, il premio per il minerale di ferro di alto grado salirà a 22 dollari per tonnellata metrica secca (dmt) a partire dal 2030 (oggi si aggira intorno ai 18 dollari).
Secondo Anglo American, la capacità DRI europea dovrebbe crescere a 40 milioni di tonnellate all’anno tra il 2035 e il 2040. Attualmente, in Europa si produce meno di 1 milione di tonnellate all’anno.
Crescerà il fabbisogno di ferro di alta qualità
Di fatto, una delle maggiori sfide per gli impianti DRI sarà quella di trovare abbastanza di minerale di ferro di alta qualità per soddisfare i fabbisogni produttivi. In genere, il minerale di ferro immesso negli impianti DRI deve essere di grado superiore al 65%. Attualmente, è il materiale di qualità media e bassa a rappresentare la percentuale maggiore della produzione globale di minerale di ferro, con il grado medio di purezza che ha visto un declino nell’ultimo decennio.
A complicare le cose, sempre secondo Vale, si perderanno entro il 2030 circa 400 milioni di tonnellate di produzione di ferro a causa dell’esaurimento delle miniere.
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