Gli ultimi dati disponibili confermano quanto era già noto da mesi e che molti osservatori avevano previsto a seguito delle sanzioni occidentali contro la Russia. La Cina, il più grande produttore di alluminio a livello globale, sta importando più metallo russo.
Il mondo occidentale ha frenato le importazioni di materie prime russe e la Cina ne ha approfittato, rafforzando i legami commerciali con la Russia.
Per la Cina l’alluminio russo è stato provvidenziale
Le vendite russe di alluminio raffinato alla Cina sono quasi triplicate ad aprile rispetto all’anno precedente, raggiungendo le 88.859 tonnellate (i dati sono quelli ufficiali delle doganese cinesi). Si tratta di una quantità record, che ha vista una forte crescita dopo l’inizio della guerra in Ucraina.
Per la Cina è qualcosa di provvidenziale poiché gli effetti della grave siccità nella parte meridionale del paese hanno colpito l’energia idroelettrica su cui si basano le fonderie, riducendo la loro produzione. Infatti, la produzione nazionale ad aprile è scesa dell’1% su base annua.
Alluminio russo in Cina e allumina cinese in Russia
Ma la nuova rotta dell’alluminio russo a oriente, viene favorita anche dagli eventi geopolitici. La Russia ha bisogno di vendere più alluminio alla Cina perché i paesi occidentali stanno evitando le sue forniture a causa della guerra in Ucraina. Contemporaneamente, gli acquirenti cinesi (il cui accesso ai dollari non è sempre facile) possono finalmente pagare con la propria valuta, favorendo la strada verso la globalizzare dello yuan a scapito del dollaro.
Non meno importante il commercio di materie prime in direzione opposta. La Russia ha infatti acquistato più allumina cinese da quando è iniziata la guerra dopo che il suo più grande produttore, la Rusal, ha dovuto fermare la sua raffineria Nikolaev in Ucraina, mentre l’Australia ne ha vietato le spedizioni verso la Russia.
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