Fonderie italiane, la produzione rallenta e il settore affronta una crisi strutturale, anche a livello europeo

Nel secondo trimestre del 2026 la produzione delle fonderie italiane ha mostrato segnali di rallentamento e crescente differenziazione tra imprese e comparti. Secondo l’ultima indagine Assofond, l’indice congiunturale, che misura l’andamento rispetto al trimestre precedente, si è attestato a 53,1 punti, quindi appena sopra la soglia di neutralità di 50. Nel confronto con il secondo trimestre del 2025, invece, l’indice tendenziale è sceso a 49,4 punti, segnalando una contrazione.

Dietro il dato complessivo emergono però dinamiche molto diverse. A sostenere il settore sono soprattutto le aziende di maggiori dimensioni e più strutturate, che hanno registrato un indice di 63,9 punti rispetto al primo trimestre e addirittura 69,4 punti su base annua. Le piccole e medie imprese, al contrario, hanno semplicemente mantenuto i livelli del trimestre precedente, con un indice fermo a 50 punti, mentre nel confronto annuale sono scese a 43,5 punti.

Anche tra i comparti le differenze sono marcate. Le fonderie di metalli ferrosi hanno registrato una performance positiva, con un indice congiunturale di 57,8 punti. Molto più difficile la situazione delle fonderie di metalli non ferrosi, il cui indice è precipitato a 40,9 punti sia rispetto al trimestre precedente sia rispetto allo stesso periodo del 2025.

La situazione dei fatturati appare leggermente più solida, con un indice congiunturale di 55 punti e uno tendenziale di 53,8. Tuttavia, la tenuta dei ricavi sembra dipendere soprattutto dall’effetto dei prezzi, più che da una reale crescita della domanda e dei volumi prodotti. Anche la fiducia resta debole: il giudizio sul trimestre si è fermato a 48,5 punti, mentre le aspettative per i successivi sei mesi sono risultate pari a 49,4.

Il quadro diventa ancora più preoccupante osservando il lungo periodo. Nel 2025 la produzione italiana di getti è diminuita dell’1,6%, scendendo a 1,61 milioni di tonnellate e segnando il terzo anno consecutivo di calo. Dal picco del 2021 sono state perse circa 330.000 tonnellate, mentre rispetto al massimo storico del 2007 la produzione si è ridotta di circa il 40%.

Secondo gli analisti, non si tratta più soltanto di una normale fase ciclica, ma di una trasformazione strutturale dell’industria delle fonderie, che coinvolge l’intero comparto europeo. Germania, Francia e Spagna presentano infatti una situazione altrettanto difficile, confermando le dimensioni del problema per la manifattura europea.

METALLIRARI.COM © ALL RIGHTS RESERVED



LA LETTURA CONTINUA...