Solo la Cina può salvare adesso i prezzi del rame dal ribasso

L’incertezza economica cinese continua a frenare i prezzi del rame. Ma ecco cosa dicono le ultime previsioni dei maggiori esperti mondiali…

Che piaccia o meno, non è possibile parlare di rame senza parlare anche di Cina. Ormai da decenni, il destino di uno dei metalli industriali più importanti del mondo è legato indissolubilmente a quello del gigante asiatico.

Ciò significa che per vedere una ripresa dei prezzi del rame dovremo aspettare che l’economia cinese si riprenda. Proprio oggi (31 agosto) i prezzi del rame a Londra sono scesi a 8.430 dollari per tonnellata e, secondo Reuters, il contratto a 3 mesi è sceso del 4,5% su base mensile. L’attività manifatturiera cinese si è contratta per il quinto mese consecutivo ad agosto, dopo una serie di dati macroeconomici deboli che stanno schiacciando i prezzi del rame verso il basso.

L’immobiliare cinese è in crisi

Da quando i prezzi hanno sfondato l’importante livello degli 8.800 dollari per tonnellata, gli investitori che avevano scommesso al rialzo stanno cercando di capire quanto tempo potrebbe essere necessario per rivedere le quotazioni nelle prossimità dei 9.000 dollari.

Al centro del consumo di metalli in Cina c’è il settore dell’edilizia e delle costruzioni, che rappresenta circa il 30% dell’utilizzo finale del rame. Un settore che sta scricchiolando ormai da mesi e che sta sollevando grandi preoccupazioni tra gli investitori.

La Banca Popolare Cinese sta valutando la possibilità di tagliare le riserve obbligatorie prima del previsto, una mossa che dovrebbe aumentare notevolmente la liquidità del più grande importatore di rame del mondo. Inoltre, i funzionari cinesi stanno spingendo per un maggiore sostegno fiscale per l’economia alle prese con un rallentamento della ripresa post-COVID. Di contro, la spesa interna rimane fiacca e molti consumatori rimangono in attesa di ulteriori passi da parte del governo per incentivare la spesa.

Cosa ci dice il rapporto rame/oro?

Ma, oltre alla Cina, esiste anche un’altra direzione verso cui guardare per capire dove sono diretti i prezzi del rame: il rapporto rame/oro.

Si tratta di uno degli indicatori più forti della salute economica globale, direttamente correlato alle tendenze economiche. Quando l’economia cresce, la domanda di rame aumenta e gli investimenti in oro diminuiscono (il rapporto sale). Quando invece c’è una contrazione economica, cresce la domanda di oro come bene rifugio e il rapporto scende.

La tendenza al ribasso del rapporto rame/oro indica un rallentamento dell’economia globale, nonché un’ulteriore diminuzione della domanda e un prezzo più basso del rame nel breve termine.

Il picco del rapporto rame/oro si è verificato nell’ottobre 2021. Successivamente si è verificato un altro picco nel febbraio 2022, seguito da una tendenza al ribasso che continua ancora oggi. Secondo i dati MacroMicro, il rapporto è in calo da un picco di 0,25 nell’ottobre 2021 a 0,19 all’inizio di luglio. Nelle due recessioni più recenti il ​​rapporto è sceso al di sotto dello 0,16.

Previsioni positive nel lungo termine

Secondo gli analisti di Citigroup, nel lungo termine è probabile che prevalga una carenza di rame. Nello scenario migliore, si prevede che la domanda totale raggiungerà i quattro miliardi di tonnellate entro il 2025, con un prezzo che potrebbe raggiungere i 15.000 dollari per tonnellata. Per Rio Tinto esiste già una significativa carenza di rame in termini di deficit di approvvigionamento proveniente dall’America Latina, soprattutto dal Perù.

Anche i numerosi progetti pianificati dai grandi operatori del settore indicano una fiducia nella ripresa dell’economia globale, oltre ad aspettative di prezzi più alti per il metallo rosso a causa del progresso dei veicoli elettrici e delle infrastrutture per le energie rinnovabili.

Non ci sono molti dubbi che le prospettive a lungo termine per il rame siano positive, nonostante l’attuale rallentamento della domanda.

Tempesta in arrivo nel breve termine

Tuttavia, come qualcuno dice in momenti come questo: “nel lungo termine potremmo essere tutti morti!“. Per esempio, per chi si approvvigiona di metallo da vendere o da consumare, gli orizzonti temporali sono assai differenti e le prospettive nel breve termine sembrano in netto contrasto con quelle di lungo termine.

In altre parole, i consumatori di rame non possono ignorare che all’orizzonte ci sono nuvole nere che annunciano l’arrivo di una tempesta, ma gli investitori possono invece aspettare che le nuvole si diradino per poi godersi il sole.

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