Man mano crescono le quantità di alluminio russo nei magazzini del London Metal Exchange (LME) e più il problema delle conseguenze che potrebbe avere sui mercati si ingigantisce. Secondo gli ultimi dati disponibili, a fine giugno, i marchi russi rappresentavano l’80% delle scorte garantite.
Da una parte aumentano le pressioni sulla borsa di Londra per escludere l’alluminio russo dal suo sistema di stoccaggio. Il produttore norvegese Norsk Hydro ha chiesto di vietare le consegne di alluminio russo nei magazzini di borsa poiché il contratto LME rischia di perdere il suo status di benchmark mondiale.
Sarebbe distruttivo per la struttura di mercato
Di contro, il produttore russo Rusal ha avvertito che escludere i suoi marchi dall’LME sarebbe distruttivo per la struttura del mercato. Inoltre, molti consumatori in tutto il mondo sono ben contenti di accettare alluminio russo che viene prodotto con basse emissioni di carbonio.
Sebbene non ci siano sanzioni ufficiali contro Rusal, tra auto-sanzioni (soprattutto in Europa) e dazi all’importazione punitivi negli Stati Uniti, le vendite di alluminio del gigante russo sono cambiate geograficamente. Ciò ha portato a consegne di alcuni metalli nei magazzini LME come mercato di ultima istanza, anche se finora gli afflussi sono stati modesti.
Ma a complicare la soluzione del problema si aggiungono i danni che subirebbero i piccoli utilizzatori di metallo in Europa se l’LME dovesse introdurre un divieto. Ben 5 associazioni (Assofermet, FACE, ASSOFOND, AMAFOND e BWA) hanno dichiarato che qualsiasi restrizione delle forniture di metalli primari russi avrebbe un impatto devastante sulla catena del valore dell’industria europea dell’alluminio.
L’alluminio europeo diventerà un mercato vincolato, nelle mani di pochi grandi produttori?
Nella lettera inviata all’LME, Mario Conserva (segretario generale di FACE) scrive: “Queste richieste di divieti e sanzioni sembrano un ulteriore tentativo oligopolistico di eliminare facilmente un concorrente con pratiche non di mercato e di trasformare l’Europa in un mercato vincolato“. Inoltre, mettere al bando Rusal che garantisce da 20 anni una fornitura stabile e affidabile di oltre 1 milione di tonnellate a basse emissioni di carbonio di alluminio primario all’anno, sarebbe un suicidio nell’attuale contesto di enorme deficit di metallo in Europa.
L’LME ha deciso nel novembre dello scorso anno di non vietare l’alluminio russo nei suoi magazzini visto che non vi erano sanzioni occidentali contro il metallo. Ma, da allora, i concorrenti di Rusal stanno premendo per trasformare definitivamente l’Europa in un mercato vincolato, dominato da una manciata di grandi produttori con sede extra UE.
Da mesi Assofermet e FACE vanno ricordando alle autorità europee che eventuali sanzioni contro l’alluminio russo potrebbero far fallire migliaia di aziende.
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